Ricercatrice di Arielli gela la Giannini: "L'Italia non ci vuole, non si vanti dei miei risultati"

Lo sfogo su Facebook della ricercatrice trasferitasi in Olanda, Roberta D'Alessandro, dopo che il ministro Giannini applaudiva il successo di alcuni ricercatori italiani a un bando europeo

Roberta D'Alessandro

“Ministra, la prego di non vantarsi dei miei risultati. L'Italia non ci ha voluto, la ricerca è olandese”. La risposta su Facebook alla ministra dell’Istruzione che si vantava del successo di alcuni ricercatori italiani a un bando europeo ha fatto di lei negli ultimi giorni icona web di tanti giovani che dall'Italia non hanno avuto nulla e ai quali Roberta D'Alessandro, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa, ha dato voce.

Roberta è una ricercatrice originaria della provincia di Chieti, precisamente di Arielli, da dove è partita per laurearsi in lingue straniere e linguistica all’Aquila. Poi ha studiato a Cambridge, in Inghilterra, e ora lavora a Leida, in Olanda, dove ha ottenuto una borsa di studio da due milioni di euro con altri 16 italiani. Ma non grazie al Miur.

E' un'amara statistica quella che emerge dal rapporto sul bando Erc 2015, lo stesso citato dalla ministra Stefania Giannini con orgoglio. Sarebbe bastato scorrere le pagine del documento per accorgersi che, se è vero che l’Italia è terza nella classifica di vincitori, è agli ultimi posti per percentuale di borsisti residenti in patria. 

Solo Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria e Slovacchia fanno peggio in Europa. Il bando prevede infatti che il vincitore, a prescindere dal Paese d’origine, è libero di scegliere l’istituzione e la sede dove andare a sviluppare il suo progetto portandosi dietro la borsa vinta. Roberta D’Alessandro ha scelto l’Olanda, assieme ai suoi colleghi Francesco Berto e Arianna Betti e ad altri tre italiani che racconta di aver incontrato nella sala d’aspetto del colloquio.

"Nessuno di loro lavorava in Italia: immagino che qualcuno di loro ce l’abbia fatta, e sia compreso nella sua ‘lettura personale’ della statistica - scrive la giovane linguista di Arielli rivolgendosi al ministro - Abbia almeno il garbo di non unire, al danno, la beffa, e di non appropriarsi di risultati che italiani non sono. Proprio come noi Vada a chiedere alla vincitrice del concorso per linguistica informatica al Politecnico di Milano (con dottorato in estetica, mentre io lavoravo in Microsoft), quante grant ha ottenuto. Vada a chiedere alle due vincitrici del concorso in linguistica inglese, senza dottorato, alla Statale di Milano, quanti fondi hanno ottenuto. Vada a chiedere alla vincitrice del concorso di linguistica inglese, specializzata in tedesco, che vinceva il concorso all'Aquila (mentre io lo vincevo a Cambridge, la settimana dopo) quanti fondi ha ottenuto. 

Sono i fondi di queste persone che le permetto di contare, non i miei”.
 

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E conclude con un abruzzesissimo hashtag #avaste.
 

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