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il professor Trinchese (foto: Vincenzo Fedecostante)

il professor Trinchese (foto: Vincenzo Fedecostante)

Trinchese scrive al Ministro Fedeli: "Momento delicato per il nostro Ateneo, occorre prudenza e ponderatezza nelle decisioni"

Il preside di Lettere nonché candidato alla carica di Rettore invita a riflettere sulla reale necessità di designare un facente funzioni alla Direzione Generale, alla luce dell'imminente elezione di un nuovo Rettore. La lettera integrale inviata al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Valeria Fedeli

Con grande rispetto mi permetto di sottoporre alla Vostra attenzione alcune riflessioni su una questione sulla quale, non solo come candidato al Rettorato, mi sento coinvolto nel senso di una diffusa preoccupazione per il bene comune. Vi prego, pertanto, di volerla accogliere come invito alla ponderazione e alla prudenza, prima di assumere decisioni le cui responsabilità gravano sulle vostre figure.

Presupposta la disposizione ministeriale con la quale il Decano è stato autorizzato ad assumere potestà vicariali in merito agli affari correnti, accolta inoltre l'indicazione del Miur a valersi per ogni eventualità dei responsabili di area per le competenti funzioni esecutive, io chiedo a Voi: qual era e su cosa si basa la necessità di procedere, con procedure serrate, alla designazione di un facente funzioni alla Direzione Generale, soprattutto in un orizzonte temporale ormai ristretto alla fase dell'elezione di un nuovo Rettore?
Per giunta il Prof. Vacca il quale per motivi di anagrafe accademica riveste la posizione di Decano, è stato invitato a recarsi in udienza, martedì prossimo, presso la Direzione del Miur:  dovrebbe presentarsi in quella sede con una decisione di merito, assunta con tutta urgenza appena il giorno prima? So bene che non è questa l'intenzione di alcuno di Voi, ma tale potrebbe essere l'impressione che se ne trarrebbe, col rischio di non trovarsi in linea con indicazioni ministeriali eventualmente difformi.

Si potrebbe profilare allora, uno scenario tale da reiterare quelle "(...)innumerevoli possibili altre iniziative tese a mantenere lo status quo e dunque un sistema fondato su presunti abusi e falsi(...)", come si legge letteralmente nel dispositivo di interdizione dei nostri vertici.

Vorrei essere ben chiaro su un punto: la persona individuata è assolutamente fuori discussione quanto a credibilità e capacità e gode, anzi, della mia incondizionata fiducia. Ma dal momento in cui la stessa sembrerebbe non godere dei prerequisiti reclamati dalla normativa - vale a dire un'esperienza pluriennale nella funzione dirigenziale - perché forzare a tutti i costi il corso degli eventi, in assenza di necessità obiettive e oggettive, per giunta richiedendo un parere legale di parte e dunque di natura privatistica? Perché non adire, semmai, un parere "supra partes" all'Avvocatura dello Stato, ovvero un quesito ministeriale, per di più a titolo non oneroso, anche perché in presenza di contenziosi irrisolti tra la persona individuata e il nostro Ateneo.

Si è deciso, in maniera a mio avviso piuttosto forzata, di non dar seguito ai chiari desiderata già espressi nel merito dai Direttori di Dipartimento, che rappresentano i docenti. Analogamente, è stata disattesa la volontà del Senato, in ordine all'individuazione di una figura dotata di tutti i requisiti, come da norma, per la funzione dirigenziale, con tutte le conseguenze che potrebbero derivarne in termini di possibili contenziosi.

Ma in un momento di forte incertezza istituzionale, saggezza suggerirebbe che si soprassedesse a una decisione fra l'altro poco o punto condivisa dalla maggioranza del corpo docente, almeno a dedurre dalla allarmante circostanza che la seduta di Senato, chiamata a decidere su questo tema, è stata da molti disertata. Non varrebbe dunque la pena soprassedere  ad una decisione che appare affrettata, per non dire imprudente - anche agli occhi di osservatori esterni ed attenti - onde evitare nuove e deleterie divisioni e affrontare con animo rasserenato le ormai prossime elezioni del nuovo Rettore, scongiurando che quest'ultimo debba insediarsi, quasi per una nemesi necessaria, in presenza di un facente funzioni presso la Direzione generale, per forza di cose non scelto dal Rettore medesimo? Non era stato questo motivo di forti discussioni in Senato, quando già nel 2015  io stesso, allora componente dell'organo, mi ero opposto in analoga circostanza, al fine di evitare che il mandato del Direttore generale in carica si sovrapponesse a quello del futuro Rettore?

Da ultimo, sperando sempre di non abusare della Vostra pazienza, una seconda e altrettanto urgente, quanto spinosa questione: perché non ottemperare immediatamente al completo proscioglimento del rappresentante in Senato del personale, Goffredo De Carolis, in merito a un contestato procedimento a suo carico? Qui abbiamo addirittura assistito ad una incredibile marcia indietro decisionale: lodevolmente il Decano aveva manifestato generosamente, ai Direttori di Dipartimento riuniti, un'intenzione assolutoria, ripresa e articolata, a loro volta, dai Direttori quale indicazione interlocutoria al Senato, il quale aveva avvalorato tale intenzione, trasferendola infine al Consiglio di Amministrazione, il quale a propria volta ha subordinato il proprio parere alla decisione finale da parte dell'autorità inquirente.
 
Vi prego in conclusione di credere alle mie intenzioni di collaborazione, se dichiaro che mio esclusivo intendimento è la tutela di uno spirito unitario in vista delle prossime elezioni rettorali e di un ritorno alla normalità dell'istituzione per la quale lavoriamo. La sensazione che, in caso contrario, se ne potrebbe trarre, ma spero vivamente di sbagliarmi, è quella di memoria gattopardesca: aver cercato di cambiare tutto, per non cambiare nulla.


Vi porgo cordiali saluti,
Stefano Trinchese

 

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