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Stop allo sci fino al 5 marzo: "Mazzata finale al turismo invernale"

Una decisione, secondo Coldiretti, che avrà effetti anche sull'intero indotto delle vacanze in montagna. Per l'Uncem "la stagione è finita nel peggiore dei modi"

Nessun ritorno sulle piste da sci da lunedì 15 febbraio, nè in Abruzzo e nè nel resto d'Italia. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha disposto l'ennesimo rinvio alle riaperture degli impanti sciistici nelle zone gialle, deciso dopo il nuovo pronunciamento del Comitato tecnico scientifico alla luce dell'avanzare dei contagi che ha costretto all'entrata in zona arancione insieme ad Abruzzo - con Chieti e Pescara zone rosse - di Liguria, Toscana e la provincia di Trento mentre quella di Bolzano è autonomamente in lockdown. Lo stop fino al 5 marzo è stato deciso dal ministro a poche ore dalla riapertura.

Un divieto 'last minute' che delude 3,5 mln di italiani secondo un'indagine Coldiretti-Ixe: "Una decisione destinata ad avere effetti non solo sulle piste ma anche sull'intero indotto delle vacanze in montagna, dall'alloggio alla ristorazione, dagli agriturismi ai rifugi fino alle malghe con la produzione dei pregiati formaggi, che dallo stop al turismo sulla neve hanno subito un calo di fatturato fino al 90%. Proprio dal turismo invernale - sottolinea la Coldiretti - dipende buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole. L'economia che ruota intorno al turismo invernale ha un valore stimato prima dell'emergenza Covid tra i 10 e i 12 miliardi di euro all'anno tra diretto, indotto e filiera.  Con le presenze praticamente azzerate nel momento più importante della stagione, si guardava - conclude l'associazione - con speranza all'ultimo scorcio seppur con il pesante limite allo spostamento tra regioni ma le aspettative sono andate all'ultimo momento deluse".

Per Marco Bussone, presidente dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem): "Il blocco dello sci dall'oggi al domani è gravissimo. La stagione è finita, per molti operatori che in questi istanti mi hanno confermato che non apriranno più. Il no all'apertura degli impianti non trova d'accordo i Comuni montani, insieme a tutti gli operatori economici: abbiamo buttato al vento milioni di euro in quest'ultima settimana. Uno spreco. Ora contiamo i danni. Che in settimana dovranno essere rimborsati con adeguati ristori. Per il personale serve immediatamente un'indennità, la cassa integrazione. Il Governo Draghi si attivi immediatamente".

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