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"No al metanodotto in Abruzzo", le associazioni ambientaliste scrivono al governo

Il documento è firmato da Mountain Wilderness, Wwf, Greenpeace, Italia Nostra, Pro Natura, Lipu, Altura, Gruppo di Intervento Giuridico, Salviamo l’Orso, Rewilding Apennines, il Club Alpino Italiano e Dalla parte dell’Orso  

"No al progetto Snam che prevede la costruzione di una centrale di compressione a Sulmona e la realizzazione del metanodotto Linea Adriatica di 425 chilometri da Sulmona a Minerbio". Dodici associazioni scrivono al governo per chiedere di bloccare il progetto definito "vecchio, inutile, anti-economico e dannoso per l’ambiente” .

Il documento è firmato da Mountain Wilderness, Wwf, Greenpeace, Italia Nostra, Pro Natura, Lipu, Altura, Gruppo di Intervento Giuridico, Salviamo l’Orso, Rewilding Apennines, il Club Alpino Italiano e Dalla parte dell’Orso.

"I costi di realizzazione graverebbero sulle bollette degli italiani per i prossimi 50 anni! Previsto l’abbattimento durante la fase dei lavori di almeno 5 milioni di alberi. L’Italia non ha bisogno di nuovi gasdotti e di nuove centrali. Le infrastrutture esistenti sono già sovradimensionate rispetto al consumo interno di metano che, secondo il Piano nazionale energia e clima (Pniec) e secondo le previsioni della stessa Snam, nei prossimi anni è destinato a scendere in modo significativo in tutta Europa in applicazione dell’Accordo di Parigi che ha come obiettivo il completo abbandono delle fonti fossili, gas compreso, entro il 2050. L’inutilità del metanodotto “Linea Adriatica” e della centrale di compressione di Sulmona è sostenuta anche dall’Eni e dall’Anigas (l’associazione, aderente a Confindustria, delle imprese che rivendono metano). I costi delle due inutili opere, pari ad un miliardo e 900 milioni di euro, verrebbero pagati dai cittadini italiani attraverso la propria bolletta energetica e graverebbero sulle generazioni future per i prossimi 50 anni". 

Il tracciato del metanodotto corre lungo l’Appennino centrale "attraversando i territori più altamente sismici del nostro Paese già colpiti dai disastrosi terremoti dell’Aquila del 2009 e dell’Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo del 2016-2017. Anche la centrale di compressione di Sulmona è collocata in un’area di massima sismicità. Il metanodotto interessa in modo diretto o indiretto Parchi nazionali e Regionali e numerose aree protette del programma europeo Natura 2000. La sua realizzazione provocherebbe uno sconvolgimento devastante degli ecosistemi e degli equilibri naturali dell’Appennino, del patrimonio forestale e degli habitat della fauna protetta, in particolare dell’Orso bruno marsicano.  Basti considerare che gli sbancamenti necessari per l’apertura delle piste di accesso e per l’interramento del gasdotto comporterebbero l’abbattimento di almeno cinque milioni di alberi. Sarebbe una perdita gravissima, in molti casi irreversibile, del nostro Capitale Natura, del tutto incompatibile con i programmi di tutela e valorizzazione ambientale della Regione Verde d’Europa; un Capitale che è invece doveroso proteggere nell’interesse delle popolazioni di oggi e del futuro. Anche la centrale di compressione di Sulmona è collocata in un’area di elevato valore ambientale, paesaggistico e archeologico, in uno degli ingressi al Parco Nazionale della Majella. Una relazione scientifica redatta da due Parchi (Majella e Abruzzo Lazio e Molise) e dalla Riserva Regionale Monte Genzana-Alto Gizio attesta che l’area di Case Pente, dove la Snam intende costruire la centrale,  è di fondamentale importanza - sia come corridoio faunistico che come sito di alimentazione - per la tutela dell’Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), specie protetta ad altissimo rischio di estinzione".

Le 12 associazioni invitano infine le parlamentari e i parlamentari eletti in Abruzzo, nel ruolo di rappresentanti della "Regione Verde d’Europa", a intervenire presso il Governo per scongiurare la devastante realizzazione del metanodotto e della centrale di compressione, e i Presidenti degli Enti Parco d’Abruzzo, Majella e Gran Sasso Laga a fare lo stesso nel ruolo di gestori del Capitale Natura". 

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