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Sul caso Ferragni-Balocco il Codacons chiama in causa anche la procura di Chieti

Un esposto è stato presentato a tutte le quattro procure abruzzesi chiedendo di indagare per possibile truffa aggravata a danno dei consumatori: "Chi ha comprato il pandoro griffato può agire per la restituzione di quanto pagato" fa sapere l'associazione

Sul caso Ferragni-Balocco il Codacons chiama in causa anche le quattro procure della Repubblica in Abruzzo, oltre a quelle del resto d'Italia, per chiedere di aprire indagini sul territorio per la possibile fattispecie di truffa aggravata a danno dei consumatori.

Questo quanto si legge nella denuncia presentata alla magistratura di Chieti da parte dell’associazione: "La campagna promozionale invitava ad acquistare un pandoro Balocco-Ferragni e spronava all'acquisto facendo capire che il ricavato della vendita sarebbe andato interamente in beneficenza. Tutti i messaggi veicolati al pubblico per presentare l’iniziativa benefica (il comunicato stampa, una pagina sul sito www.balocco.it con l’indicazione della finalità della partnership, i post e le stories pubblicate dalla signora Chiara Ferragni), sono stati realizzati associando le vendite del pandoro griffato Ferragni al reperimento dei fondi utili alla donazione all’ospedale Regina Margherita di Torino, pur nella consapevolezza che la donazione era stata fatta mesi prima dell’inizio delle vendite dell’indicato pandoro".

Per il Codacons "appare evidente e doveroso un intervento da parte delle competenti autorità per accertare ed in caso sanzionare le pratiche commerciali sopra denunciate in quanto, sulla scia dei sentimenti solidaristici ed alla sensibilità verso le cure per poveri bambini bisognosi, sono stati indotti comportamenti commerciali (l'acquisto di un determinato Pandoro limited edition). Nello specifico la modalità di presentazione della campagna per la vendita del pandoro limited edition è risultata ingannevole ed aggressiva, in spregio ai consumatori, i quali sarebbero tati sensibilmente influenzati nella loro capacità decisionale, soprattutto alla luce della destinazione dei ricavati ai bambini gravemente malati. Ingannevole in quanto essa induce o comunque è risultata idonea ad indurre in errore il consumatore medio inducendolo ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso o che comunque non avrebbe preso con l'auspicio di concorrere per le cure pediatriche di patologie gravissime".

Da qui la richiesta alle procure "di voler utilizzare ogni strumento investigativo consentito dalla legge e dal rito allo scopo di predisporre tutti i controlli necessari per accertare quanto esposto ed in caso positivo di verificare il configurarsi di eventuali illeciti e responsabilità penali e quindi la sussistenza dei presupposti per la contestazione del reato di truffa aggravata ovvero altre fattispecie penalmente rilevanti, oltre che, in caso affermativo, di esperire l’azione penale nei confronti di eventuali autori/responsabili di fatti penalmente rilevanti".

Alla guardia di finanza il Codacons ha chiesto di porre sotto sequestro i conti delle società legate a Chiara Ferragni a tutela delle azioni di rivalsa da parte dei consumatori che hanno acquistato il pandoro griffato, i quali, anche in assenza di scontrino, potranno chiedere la restituzione di quanto pagato inviando una mail all’indirizzo info@codacons.it  

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