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A Ortona il macchinario per l'ecocardio è rotto da 5 mesi, ma non si può aggiustare

La denuncia arriva dal consigliere regionale del Movimento 5 stelle Taglieri, che chiede all'assessore Verì di fare pressioni sulla Asl

Il macchinario per l'ecocardio all'ospedale di Ortona non funziona da 5 mesi. Ed è impossibile da riparare, perché troppo vecchio. Ma, nonostante le richieste degli operatori sanitari, il Bernabeo è ancora sprovvisto di un macchinario importante per le visite pre operatorie e per la valutazione degli utenti. 

La denuncia arriva dal consigliere regionale del Movimento 5 stelle Francesco Taglieri, che è vice presidente della commissione Sanità. 

"Ortona - dice - esercita senza ecografo, con innumerevoli disagi ai pazienti e soprattutto agli oncologici con indirizzo chirurgico. Un anestesista – spiega nel dettaglio Taglieri - che richiede una consulenza cardiologica per intervento di tumore alla mammella, per esempio, manda ogni paziente dallo specialista, ma quest'ultimo, non potendo fare tutti gli accertamenti del caso, deve destinare l’utente in un'altra struttura, che spesso risulta essere l'ospedale di Chieti. È di facile comprensione il disagio per il paziente che si trova costretto ad allungare i tempi, a rivolgersi in un altro ospedale e a un altro medico, per poi tornare al Barnabeo di Ortona per concludere la visita anestesiologica in attesa di intervento. I disagi provocati da questa inconcepibile carenza – incalza il 5 stelle - vanno avanti da diversi mesi e riguardano tutti i pazienti, anche quelli che devono sottoporsi a interventi più semplici, come ernie per esempio". 

Taglieri invita l'assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, a fare pressione al direttore generale Thomas Schael. "Purtroppo - attacca - riscontro un’inerzia inconcepibile su questa vicenda, ma più in generale sulla cura dei servizi degli ospedali periferici: strutture che continuano a perdere servizi e funzione territoriale per una mancanza di programmazione. Non vorrei che il disegno finale fosse quello di spingere l’utenza verso una centralizzazione nei grandi ospedali, come ad esempio Chieti, svuotando piano piano altre strutture che, seppur minori, rappresentano comunque un’eccellenza come nel caso di Ortona e del suo reparto di chirurgia oncologica. Se così fosse non staremo certo a guardare. L'offerta sanitaria in Abruzzo deve tener conto del territorio e del diritto alla salute di chi lo abita e noi continueremo a batterci per questo", conclude il pentastellato.

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