10 anni dalle 3.32: anche la provincia di Chieti pagò un duro prezzo al terremoto dell'Aquila

Nessuno ha dimenticato i sette studenti universitari fuorisede del chietino vittime dei crolli. Oggi, non tutti i danni del 6 aprile 2009 sono stati riparati

Palazzo d'Achille, il cantiere infinito

Quella notte di 10 anni fa, anche Chieti pagò il suo tributo al terribile terremoto che distrusse il centro storico dell'Aquila. Nulla a che vedere con l'immensa ferita apertasi nel capoluogo di Regione, ma la scossa delle 3.32 del 6 aprile 2009 lasciò il suo segno indelebile anche nella nostra città. Non soltanto per le vittime del chietino, quasi tutti giovanissimi fuorisede, impegnati all'Aquila per ragioni di studio o lavoro. Ma anche per i danni, alcuni ancora evidenti, subiti da edifici simbolo della cittù.

Le vittime

Nella conta straziante dei 309 morti, comparirono anche sei ragazzi della provincia di Chieti, a cui, qualche mese dopo la tragedia, la Provincia dedicò una targa affissa all'ingresso dell'aula consiliare, che c'è tuttora. Un tributo eterno a Davide Centofanti, 19 anni, di Vasto, una delle vittime della Casa dello studente, diventata il simbolo di un dramma che ha portato via tantissimi universitari; Ivana Lannutti, 23 anni, di Atessa, studentessa di Ingegneria, vittima insieme ad altre due coinquiline della casa che aveva preso in affitto; Maurizio Natale, 21 anni, di Monteodorisio, studente di Ingegneria Civile, morto sotto le macerie della casa in cui viveva con un coinquilino, travolto anche lui; Ilaria Rambaldi, 25 anni, di Lanciano, laureanda in Ingegneria Edile e Architettura, che stava per consegnare la tesi, ma è morta insieme al fidanzato nella casa di via Campo di Fossa; Giustino Romano, 24 anni, di Torrevecchia Teatina, che dopo la laurea triennale in Ingegneria, stava frequentando le lezioni della specialistica e per questo era tornato all'Aquila quella sera; Michele Strazzella, 27 anni, di Chieti, che stava conseguendo la laurea specialistica in Ingegneria, ma rimase vittima del crollo del suo palazzo di via XX settembre, non distante dalla Casa dello studente.

Tra le vittime del terremoto ci furono anche i coniugi Vinicio D'Andrea, 82 anni, originario di Chieti, e Angela Belfatto, 89, nata a Casoli, che dopo aver girato l'Italia per il lavoro di lui si erano stabiliti all'Aquila, e Martina Salcuni, 21 anni, di Lanciano, studentessa di Storia e Pratiche delle Arti, della Musica e dello Spettacolo. 

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I danni

Come detto, la fortissima scossa delle 3.32 del 6 aprile 2009 e le scosse di assestamento nelle ore e nei giorni successivi fecero sentire i loro effetti anche a Chieti. I danni più eclatanti furono riportati nell'edificio municipale, palazzo d'Achille, dove un piano sprofondò letteralmente. Un decennio dopo, a cantiere quasi ultimato, dopo qualche falso annuncio, una serie di peripezie della ditta che ha vinto l'appalto e fisiologici ritardi, lo storico palazzo comunale non è ancora stato riaperto. Gli uffici del Comune continuano a essere ospitati nella sede della ex Banca d'Italia, in corso Marrucino, dietro pagamento di un canone di locazione. Al momento, non è nota la data di apertura di Palazzo d'Achille, che dai primi annunci sarebbe dovuto essere operativo già un anno fa

Nella stessa piazza San Giustino, proprio di fronte, fu pesantemente danneggiato il palazzo di giustizia, che restò inagibile per diversi anni: l'esatta metà dell'edificio era impraticabile. A 7 anni dal sisma, nel 2016, terminarono i lavori di riqualificazione del tribunale, oggi completamente rimesso a nuovo e a norma. 

Nella stessa zona, subì danni evidenti la chiesa di San Francesco, in corso Marrucino, rimasta chiusa per quasi 10 anni finché, lo scorso autunno, fu riaperta in occasione del trekking urbano pur con le dovute accortezze per la sicurezza dei visitatori. Si tratta della seconda chiesa più grande della città dopo la cattedrale di San Giustino, un tesoro di arte e storia cittadina. 

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Le scosse colpirono irrimediabilmente anche la scuola media Vicentini, in via Ferri, nella prima periferia della città. L'edificio che ha ospitato generazioni di ragazzi teatini venne chiuso all'indomani del sisma e i danni furono giudicati troppo gravi per poterli riparare in maniera efficace. Da allora, nessuno studente ha più messo piede in quella scuola, che tempo e incuria hanno lasciato in abbandono. 

Profondissime crepe si formarono anche sulle palazzine Ater di via Amiterno, su cui l'ente intervenì qualche anno dopo e alla scuola Cesarii di via Paolucci, dove i bimbi rientrarono quattro anni dopo il terremoto. Danni anche alla cattedrale di San Giustino, in particolare alla cupola circolare dell'altare maggiore, nelle arcate, in un cornicione, in alcune scale e all'ingresso, alla rete idrica. cinque palazzine lavori in corso2-2

Pochi giorni dopo il terremoto, il 10 aprile 2009, nel corso della tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo, considerata la più antica d'Italia, eccezionalmente venne modificato il percorso, come accaduto poche volte nella storia di questo rito. Il coro Selecchy, intonando il Miserere diventato simbolo della processione teatina, si fermò in via Pianell, sul belvedere della Civitella, e intonò il canto verso il Gran Sasso che si staglia nel panorama, in un commovente gesto di vicinanza emotiva verso L'Aquila ferita.

Video: Il Miserere della Via Crucis rivolto all'Aquila

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