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Treni bianchi e non solo: il pellegrinaggio dell’Unitalsi a Lourdes

Il 12 agosto scorso si è concluso il Pellegrinaggio Unitalsi Regionale dell'Abruzzo, quest'anno associato a quello molisano, a Lourdes, iniziato la mattina del 7. Con un numero di pellegrini e volontari che superava gli 800, il treno appositamente attrezzato è partito alla volta dei Pirenei di buon'ora, nell'entusiasmo generale di quelli che vivevano questa esperienza per la prima volta e nondimeno dei veterani, con alle spalle molti pellegrinaggi. Una volta a Lourdes, raggiunta la mattina dell'8 agosto, guidati dal Vescovo di Teramo-Atri Mons. Michele Seccia, oltre che dai numerosi assistenti spirituali delle varie sottosezioni, i partecipanti hanno vissuto sin da subito momenti di intensa religiosità e spiritualità, senza che mancassero quelli di svago o di divertimento - come la tradizionale festa dell'ultima sera, con canti e balli. La sezione Abruzzese dell'Unitalsi, da sempre attiva in modo particolare e straordinario nel campo del volontariato, ha contato numerose presenze teatine e non, molte delle quali giovanissime: «Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale» commenta Marika, giovane volontaria, a conclusione di questa esperienza e le fanno eco i tanti pellegrini, rimasti entusiasti del cammino intenso e stancante: «Tutti i volontari si facevano in quattro per rispondere a tutte le esigenze e necessità» afferma la signora Rosaria, a proposito del viaggio in treno, detto "bianco", che caratterizza l'operato dell'Unitalsi ininterrottamente ormai del 1903. Presso la Grotta di Lourdes, dove nel 1858 si verificarono numerose apparizioni mariane alla giovane Bernadette Soubirous, poi santa, si è respirato come in ogni pellegrinaggio un clima di serenità e leggerezza, momenti serafici, spensierati ma non per questo vuoti o privi di significato: «Ci si dimentica del bagaglio di dolori, malanni, timori con cui si è partiti e una volta qui si riparte per casa come rinati e alleggeriti: è un ristoro per l'anima e per il corpo, che almeno tutti dovrebbero provare una volta nella vita» confessa un ragazzo disabile, al suo primo pellegrinaggio, «Qui tutti possono sentirsi bene, come se le croci che ogni giorno portiamo venissero sopportate per un po' da qualcun altro»; e proprio Mons. Seccia, durante un momento di preghiera nel Santuario internazionale, ha ricordato ai volontari dell'Unitalsi la loro vocazione ad essere «non semplici operatori del dolore, ma veri e propri Cirenei», chiamati a farsi carico con il cuore oltre che col fisico delle altrui sofferenze. A dispetto di quello che potrebbe sembrare, questo tipo di viaggio non è un inno al dolore o alla pietà, non racconta la monotonia del male quotidiano, ma la sfida, la rompe e la trasforma con la compassione in libertà dai tanti vincoli che impediscono di vivere una vita serena.

Molti dei pellegrini partiti anche con una certa dose di scetticismo si sono alla fine dovuti ricredere o quantomeno interrogare sul senso di quanto visto, vissuto e sperimentato in prima persona; alcuni grazie a questo cammino si sono addirittura convertiti: «La prima volta partii come pellegrino, solo per curiosità: ora sono al mio ennesimo pellegrinaggio come volontario barelliere e sento che nulla mi appartiene di più» ci dice Antonio. La canzone dell'Unitalsi, che è un po' come un inno, recita che «nessuno torna a casa uguale a prima di partire…»: così l'attività dei volontari non cessa mai e si sviluppa durante tutto l'anno, a partire da Lourdes e terminando a Lourdes, sempre al fianco di quanti portano un dolore non voluto, sempre in modo delicato e sincero, cercando di trasferire quel clima del Santuario nella quotidianità. È d'obbligo pertanto l'invito a scoprire la realtà dell'Unitalsi Sottosezione Chieti-Vasto, che a Chieti ha sede presso la Parrocchia del Tricalle, e quello a volerne far parte per condividerne i benefici.

Alessandro Mammarella

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