Di Primio promette "Senza i numeri, vado a casa", ma la minoranza lo attacca

I consiglieri di opposizione si dicono certi che il sindaco troverà l'accordo con i "ribelli" e non lascerà la guida della città

Mentre il sindaco Umberto Di Primio si dice pronto ad andarsene qualora dovessero mancare i voti nel prossimo consiglio comunale, le opposizioni protestano per quanto accaduto nella seduta di questa mattina, con il rinvio della delibera sul rendiconto, nonostante la contrarietà della minoranza. 

Di Primio plaude ai 

componenti della mia giunta, con un gesto di grande responsabilità, hanno riconsegnato le proprie deleghe per sollevarmi dai ricatti che sto subendo da parte di qualcuno che continua a “giocare” con la città e che questa mattina avrebbe dovuto presentarsi in aula per approvare il bilancio consuntivo. 

Da qualche tempo vi è una parte della maggioranza, compreso il presidente del consiglio comunale, che decide di non partecipare ai lavori dell’Assise Civica pur avendo dato la mia disponibilità per un confronto. Non comprendo l’atteggiamento adottato questa mattina. 

Se ci saranno i numeri andremo avanti, altrimenti chiuderemo questo capitolo con l’orgoglio, da parte mia, di aver fatto tutto quanto dovevo come sindaco senza cedere ai ricatti di qualche burattinaio che pensa di governare le persone dal di fuori. Ho sempre affermato e lo ribadisco che le uniche deleghe inamovibili sono quelle degli assessori esterni, a meno che non mi dimostrino che vi è un assessore alle finanze più bravo di quello presente oggi in giunta, il cui lavoro ha ottenuto il parere favorevole ai bilanci oppure un assessore alle politiche della casa che opera difendendo i diritti dei più deboli contro l’abusivismo.

Le altre deleghe sono tutte a disposizione dei partiti politici che ne possono rivendicare la sorte. Non c’è qualcuno più forte degli altri che può decidere di spostare deleghe e persone. Chi oggi continua a mestare nel torbido lo fa non per il bene della città ma per interessi particolari. Se si vogliono le dimissioni del sindaco si venga in aula a presentare una mozione di sfiducia.

Ma per Bruno Di Paolo, capogruppo di Giustizia Sociale:

Il 12 la delibera sarà sicuramente approvata, perché la presenza all'ultimo secondo di D'Ingiullo e Aceto fa capire che le trattative sono a buon punto e manca poco per poter approvare quel che loro avevano richiesto. Oggi, per la prima volta da quando faccio politica, mi sono vergognato per il sindaco e per l'amministrazione: non si può scendere a livelli così bassi pur di rimanere attaccati a una poltrona. I cittadini devono sapere che oggi si è consumata una vergogna istituzionale, politica e personale di quelli che fanno parte del consiglio comunale. Noi siamo stati eletti per rappresentare il popolo: non si può giocare sulla pelle dei cittadini per scopi personali, rivendicazioni personali e soprattutto posizioni politiche personali che devono essere discusse in altra sede, non in consiglio. Mi sono sentito umiliato per il mio ruolo, per la mia posizione e figura istituzionale e politica, perché non era quello che volevo e che i cittadini si aspettano da me. Ho dovuto subire da altri una posizione che non mi riguarda.

Ormai non ce la facciamo più: noi stiamo facendo di tutto per mandare a casa il sindaco, ma loro sono incollati alla poltrona. Speriamo che anche i consiglieri di maggioranza capiscano che è ora di farla finita: l'arrivo del commissario potrebbe essere la salvezza per questa città. 

Sullo stesso tenore Diego Ferrara, consigliere di Chieti per Chieti, che si dice

D'accordo con Di Paolo sulla brutta figura istituzionale fatta da tutta l'assise comunale. Provo un senso di disagio per i cittadini di Chieti, che vogliono un'amministrazione efficace, produttiva e non attaccata a vecchie logiche di potere. Punto l'indice sulla protervia politica con cui questo consiglio comunale è stato sciolto con il ritiro, da parte del sindaco, della delibera, senza nessuna considerazione dei consiglieri presenti. Su questo dovremmo studiare bene il regolamento comunale per verificare se sia stata fatta la violazione al regolamento comunale. 

Caustico come di consueto Enrico Raimondi, di "Chieti. Da capo":

Di Primio ha candidamente ammesso che il rendiconto non si vota oggi perché deve redistribuire le poltrone agli amici di Mauro Febbo. C'è un braccio di ferro fra chi dovrebbe fare l'assessore regionale, ma non lo fa, e il sindaco che non ha più la maggioranza. Questo teatrino, alimentato dalla fame di qualche consigliere comunale, danneggia la città. Di Primio aveva detto che senza i numeri si sarebbe dimesso, ma come al solito ha detto una bugia per rimanere attaccato alla poltrona. 

Per Ottavio Argenio, capogruppo del Movimento 5 stelle,

Questo accordo serve solo a Forza Italia, per portare a casa risultati in vista delle prossime amministrative. Non ci sono altre ragioni, perché non si tratta di correggere gli aspetti più macroscopicamente evidenti della cattiva gestione amministrativa di questa giunta, ma di ottenere piccoli risultati, come le assunzioni a Teateservizi, i 70 mila euro per il Marrucino, che sono interventi forse necessari, ma non così fondamentali. Forza Italia sta ricattando il sindaco e da 5 mesi una forza politica che a livello nazionale conta meno del 5% sta tenendo sotto scacco la città

Dal Partito Democratico, Alessandro Marzoli punta il dito contro Di Primio, con cui si è duramente scontrato in consiglio:

Pur di arrivare a maggio 2020, il sindaco è disposto a tutto: quello che è successo oggi è vergognoso non solo per i conisglieri comunali, ma anche per la città di Chieti. Di fatto, è la certificazione che non c'è più una maggioranza, ma nonostante questo il sindaco scappa ancora una volta dalle responsabilità, accetta all'ultimo secondo, con una forzatura, di ritirare la delibera sul bilancio e rinviarlo finché non si troverà una quadra politica. A questo punto, dà una sola prospettiva alla città: altri 10 mesi di totale instabilità, che permetteranno al sindaco di restare incollato alla poltrona, ma saranno un dramma per Chieti che deve programmare il futuro e che con l'attuale classe dirigente non ha prospettive. Serve un rinnovamento generale nel centrodestra e nel centrosinistra con facce nuove, idee nuove e soprattutto una maggiore responsabilità nei confronti dei cittadini che oggi sono di fatto vittime inconsapevoli di una diatriba politica vergognosa per loro e per tutta la città di Chieti.

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