Statua di Achille alla villa comunale: i promotori chiedono un Consiglio comunale straordinario

Dopo la provocazione del referendum, il no della Soprintendenza e il parere negativo della Commissione comunale il Centro studi Domenico Spezioli non intende rinunciare alla proposta di celebrare i 3200 anni di fondazione di Chieti con la collocazione del busto in centro

La città vuole il busto in bronzo di Achille alla villa comunale per celebrare i 3200 anni della fondazione di Chieti (11 maggio 1181 – 11 maggio 2019)? Per il Centro Studi “Domenico Spezioli” con Mario D’Alessandro e Ugo Iezzi in prima fila, la risposta è naturalmente positiva. Il Centro, dopo la provocazione del referendum, il no della Soprintendenza e il parere negativo della Commissione comunale non intende affatto rinunciare alla proposta di celebrare l’importante anniversario - proposta che ha incontrato anche l'appoggio di Vittorio Sgarbi, informato durante yuna recente visita in Abruzzo -  con la collocazione del busto in “un luogo identitario di chi vi è nato e cresciuto, a differenza di quanti sono estranei alla realtà culturale e sociale della città che li ospita” spiegano i sostenitori.

Per questo, dopo la proposta provocatoria del referendum “sappiamo che si tratta di una iniziativa di lunga procedura burocratica e naturalmente gravosa per un Comune che non naviga nell’oro e rischia quasi il dissesto” specificano, chiedono al sindaco Umberto Di Primio la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio Comunale per portare all’attenzione del consesso cittadino l’argomento della celebrazione di Achille fondatore e della collocazione del busto bronzeo in un luogo pubblico.

“Il sindaco di Chieti e l’assessore ai lavori pubblici Raffaele Di Felice – ricorda Mario D’Alessandro - sono stati i primi a condividere la proposta  del Centro Studi Spezioli di erigere un busto in onore dell’eroe omerico Achille per ridare alla città quello in marmo finissimo trafugato nel 1559 dal duca di Alcalà, per portarselo in Siviglia, da buon spagnolo predatore, forte del suo dominio temporaneo sul regno delle Due Sicilie. Dopo il parere negativo della Commissione comunale di ambiente e decoro e quello ancor più definitivo di contrarietà della Soprintendenza, che vuole cancellare una tradizione culturale radicata in città, una presa del posizione del Consiglio comunale – conclude - è il minimo che ci si può aspettare dai rappresentanti elettorali della città”.
 

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