Caos in maggioranza, De Lio e Melideo rivendicano l'appartenenza al centrodestra: "Ma votiamo a beneficio della città"

I due "ribelli" dell'Udc spiegano i motivi del loro no alla vendita della farmacia comunale, determinante per la mancata approvazione della delibera

De Lio, capogruppo Udc

Rivendicano la loro appartenenza alla coalizione di centrodestra, ma al contempo difendono la libertà di votare secondo coscienza i consiglieri dell’Udc Mario De Lio e Roberto Melideo. I due, da ieri, sono sotto attacco dei colleghi di maggioranza, dopo il voto contrario alla delibera sulla vendita della farmacia comunale di Filippone. Li hanno accusati di aver causato un danno alla città, ma loro si difendono spiegando di aver votato no con l’intento di

rappresentare esclusivamente gli effetti negativi del proposito di vendita della farmacia, non ritenuto a beneficio della città, di certo non una sferrata all’operato della maggioranza di centrodestra alla quale, invero, rivendichiamo apertamente l’appartenenza.

Queste le parole arrivate al termine di una giornata piena di colpi di scena, iniziata poco dopo le 10 con la fine del consiglio comunale che ha bloccato la vendita della farmacia, proseguita con le dimissioni degli assessori Alessandro Bevilacqua (Lega) e Antonio Viola (Udc), dopo che i consiglieri dei rispettivi gruppi di appartenenza non hanno appoggiato la delibera (oltre a De Lio e Melideo, Costantini della Lega si è astenuto).

E dire che, durante la discussione, seppur breve, che ha preceduto il voto, i sintomi della mancanza dei numeri per la maggioranza del sindaco Di Primio c’erano tutti. I “ribelli”, infatti, hanno espresso non poche perplessità sulla delibera, chiedendone il ritiro e la modifica, per approfondire alcuni aspetti poco chiari.

Eppure, la loro richiesta è stata rifiutata. E i due consiglieri, oltre a Stefano Rispoli e Mario Troiano del Gruppo Misto, e all’opposizione intera, hanno deciso di votare no

data l’evidente contrarietà della privatizzazione a qualsivoglia interesse pubblico, considerata l’assoluta antieconomicità dell’operazione, in ragione del bene fruttifero ed economicamente attivo di cui s’intende disfarsi, rilevati i diritti degli attuali dipendenti della farmacia.

Per loro, la vendita della farmacia comunale non rappresenta una soluzione concreta e duratura per il risanamento del bilancio comunale, ma solo un palliativo temporaneo.

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