A Palazzo d'Avalos una mostra sui pittori vastesi tra Ottocento e Novecento

Sabato 28 dicembre, alle ore 17, sarà inaugurata a Palazzo d’Avalos, a Vasto, la mostra “Opere dai Depositi. Pittori Vastesi tra ‘800 e ‘900. Francesco Cardone, Carlo d’Aloisio, Nicola Galante, Filandro Lattanzio”, promossa dal Comune di Vasto, assessorato ai Beni e Attività Culturali, e l’organizzazione di Coop Archeologia e Coop Zoe.

Il progetto “L’Arte ritrovata”, fortemente voluto dall’amministrazione comunale, e il cui primo atto può essere considerato la mostra del 2017 dedicata a Juan Del Prete, si propone di esporre periodicamente e a rotazione opere conservate presso i depositi di Palazzo d’Avalos. Sono proprio questi infatti a custodire opere profondamente legate alla storia di Vasto, perché realizzate da pittori vastesi o appartenute a famiglie di collezionisti locali, o per i soggetti che riproducono luoghi e personaggi della nostra città. Si tratta di un significativo patrimonio di identità culturale e artistica, la cui esposizione vuole sottolineare la relazione di appartenenza al territorio e trasmettere un concetto di comunità che attraverso iniziative di arte partecipata si apre all’esterno.

I Musei Civici si pongono quindi l’obiettivo di continuare nei prossimi mesi e anni a proporre al pubblico opere provenienti dai depositi - olii su tela e su rame, xilografie, disegni, maioliche etc. -, organizzando mostre temporanee per restituire o riproporre alla fruizione, con iniziative cicliche e di breve durata, la maggior parte del patrimonio conservato a Palazzo d’Avalos.

La mostra resterà esposta fino al 31 marzo 2020, l’ingresso è gratuito.

Gli artisti in mostra:

  • Francesco Cardone (Vasto 1865 -1937)

Noto per la sua straordinaria attività artistica, per un temperamento eccentrico e atteggiamenti anticonformisti, Francesco Cardone si formò all’Accademia di Belle Arti Napoli, dove poté assorbire la lezione del suo grande conterraneo Filippo Palizzi.

I generi cui si dedicò maggiormente furono il paesaggio e il ritratto, in cui si specializzò. Le sue opere sono caratterizzate da un tratto originale che esprime una grande sensibilità e dall'attenzione alla dimensione espressionista di colori e forme pittoriche, in cui si rispecchia il carattere stravagante dell'autore e la predilezione per il lato emotivo della realtà rispetto a quello oggettivo.

  • Carlo D’Aloisio (Vasto 1892 – Roma 1971)

Dopo un esordio giovanissimo, animato da spirito anticonformista, si allontana presto dalla città natale ma poco dopo comincia ad accostare alla sua firma il nome di Vasto, segno evidente di un’appartenenza culturale e umana, come ben testimoniano le xilografie dedicate alle tradizioni, usi e costumi della sua terra d’Abruzzo.

Fu un artista completo, pittore e xilografo, cartellonista, scrittore e critico d'arte, tra i protagonisti della "Scuola Romana". D'Aloisio è rimasto sempre fedele ad una sua personale impronta estetica e poetica, caratterizzata da cromie nitide nei dipinti e da un lirismo unico nella grafica e negli acquerelli.

  • Nicola Galante (Vasto 1883 – Torino 1969)

Tra i più apprezzati incisori del Novecento, dopo gli studi a Vasto e a Chieti, nel 1907 si trasferisce a Torino, dove tra la fine degli anni ’20 e gli inizi degli anni ’30, su ispirazione di Felice Casorati, nasce il gruppo de I Sei di Torino, di cui Galante farà parte. Ciò che li accomuna è la predilezione per una pittura tonale e delicata, intimista, al di fuori dei vincoli imposti da un'arte di regime che utilizza un linguaggio indipendente e privo di ogni retorica.

L'arte di Galante rappresenta il mondo reale, paesaggi in cui l’attenzione al dato visibile si combina con uno sguardo che ne coglie l'essenza oltre la forma. L'immagine che ne deriva risulta a metà tra invenzione e realtà, una sorta di poetico mondo ideale in cui il pittore conserva una semplicità tutta paesana.

  • Filandro Lattanzio (Vasto 1908 -1986)

Una innata passione per la pittura, spinge l’artista, ancora adolescente, a fabbricare da solo gli attrezzi del mestiere coi materiali più insoliti. Negli anni '30, trasferitosi a Roma, si guadagna l'ammirazione di artisti come Guttuso, Mafai e Fazzini. Il viaggio a Parigi, nel dopoguerra, lo porta, poi, alla scoperta dei maestri del Cubismo, che gli ispireranno una pittura moderna e libera, con soggetti che spaziano dai paesaggi alle nature morte, dai ritratti ai soggetti religiosi. La lezione parigina sarà decisiva per il passaggio da una pittura più realista e sentimentale, ad una più inventiva e cromaticamente emozionale.

L'amore di Lattanzio per la sua città natale, ha portato Hélène Castex a donare, nel 1987, un nucleo di venti opere del marito ai Musei Civici di Vasto.

La mostra si può visitare nei giorni di martedì, mercoledì, giovedì, dalle ore 10 alle 12, venerdì dalle 16 alle 19, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19

Info: 334.3407240-  0873.367773 (in orario di apertura), palazzodavalos@archeologia.it.

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