Un milione di euro per il recupero dell’antico convento di Roccamontepiano: iniziati i lavori

Un milione e duecentomila euro dal Masterplan della Regione Abruzzo per recuperare la struttura fondata nel 1420. Hanno preso avvio da alcune settimane i lavori di recupero e valorizzazione dell’antico convento

Hanno preso avvio da alcune settimane i lavori di recupero e valorizzazione dell’antico convento di Roccamontepiano.

Un milione e duecentomila euro dal Masterplan della Regione Abruzzo per recuperate la struttura fondata nel 1420.

“Oltre che consentire l'importante recupero storico e dare una rinnovata funzionalità di uno dei più antichi monumenti presenti sul nostro territorio - spiega il sindaco Adamo Carulli - la sua nuova destinazione impegna per il futuro il Comune, i Padri Caracciolini, la Regione Abruzzo e l’università d’Annunzio in un progetto-programma integrato a partire dai punti di forza che parte dal Convento ma investe l’intera area con lo spazio boschivo e di Montepiano e del Parco della Grava con le sue pietre, le grotte e i numerosi ruscelli derivanti da importanti sorgenti dei nostri  luoghi. Costruire la vita dentro questo progetto, con un programma di straordinario valore è compito di tutti compreso l’ente comunale che non è il proprietario dell’immobile storico ma qui possiamo far tornare a vivere un luogo che ha già svolto in passato una funzione di l'accoglienza, fraternità ed ospitalità”.

L'antico  convento

L’antico complesso di San Francesco Caracciolo nacque ad opera di coraggiosi monaci in un luogo naturale, aspro e suggestivo a ridosso del bastione roccioso di Montepiano nel'anno 1421.

Di forte valenza ascetica esso fu intitolato a San Giovanni battista . Oggi, la denominazione rimane attribuita alla sorgente d’acqua che alimenta la struttura  con lo stretto connubio a cui gli originari francescani si ispirarono nel XV° secolo.

Fu il Beato Giovanni da Stroncone su incarico di San Giovanni da Capestano a realizzare il cenobio e per sei secoli di storia ha sempre rappresentato, nella posizione più alta del territorio e del paese, un solido punto di riferimento per il movimento francescano prima e dei Padri di San Francesco Caracciolo poi.

Questi ultimi, reggono il complesso conventuale  dal 1942 costituito dalla chiesa aperta al pubblico, dell’ala nuova ricostruita nel dopoguerra e che ha svolto anche la funzione di seminario e istituto scolastico caracciolino e di una parte antica, quella originaria del cosiddetto impianto primordiale che verrà interessata dai lavori di messa in sicurezza, recupero e restauro.

All’interno, la struttura conserva e custodisce ancora quadri a soggetti religioso del XVII° secolo ancora parzialmente integro e nelle sue forme e caratteristiche il chiostro con il suo portico ad archi in pietra local, il refettorio, gli scantinati e gli alloggi dei frati.convento roccam-2

La nascita del convento rientra nella dinamica espansiva dell’ordine che nel XIII°  secolo  vide un progressivo allontanamento della regola francescana e in Abruzzo furono fondati i primi dell’osservanza.

Dopo quello di San Giuliano all’Aquila, di Sant’Andrea Chieti e di San Cristofaro a Penne, fu la volta di San Giovanni battista a Montepiano. La fondazione del convento è attribuita a padre Giovanni da Stroncone seguace del movimento Riformati che si opposero ai Conventuali.

Un fatto importante da registrare è che al vertice della Provincia francescana d’Abruzzo, nel 1338 fu eletto Padre Antonio Cervi da Roccamontepiano.

Questo fatto sicuramente creò le premesse per la fondazione del convento qualche decennio più tardi. Si sa con certezza che qui a San Giovanni riposavano le spoglie del Beato Giovanni Lombardo e qui visse ed operò Tommaso da Firenze.

Sull’operato di Tommaso da Firenze si racconta che per le sue orazioni sarebbe scaturita dal terreno una sorgente d’acqua, a qualche centinaio di metri a valle del Convento.

Tale sorgente prese il nome di “Fonte del beato Toma”, ancora esistente. Poco prima della frana del 1765, il Convento di San Giovanni Battista fu l’unico nel paese ad avere una notevole importanza, a discapito del Monastero di Santa Croce dei seguaci di San Celestino V°.

Esso costituisce il più importante complesso strutturale sopravvissuto alla terribile frana del 1765 che distrusse l’intero paese a poche decine di metri.

Il cenobio, costretto a chiudere i battenti nel 1860 per via delle riforme e soppressioni degli ordini portò ad un lento decadimento lasciando una funzione sociale importante per la popolazione locale contribuendo ad  alleviare la sofferenza collettiva mettendo  a disposizione le risorse presenti dalle loro proprietà tra cui acqua, pascoli, legna, frutti nonché dando gratuitamente livelli di istruzione scolastica a beneficio dei tanti ragazzi

La chiesa di San Francesco Caracciolo è tornata alla piena funzionalità negli anni '40 del secolo scorso quando l’Ordine dei Chierici Regolari Minori di San Francesco Caracciolo ne hanno acquisito il possesso istituendo un vero seminario chiuso successivamente per il ridotto numero dei seminaristi.

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