Sasi: presidente indagato, Rifondazione chiede le dimissioni

Scutti e altri sei ex consiglieri sono nel mirino della procura per false comunicazioni sociali in merito ai bilanci 2009 e 2010. Anche i sindaci di centrodestra chiedono chiarezza e parlano di una "responsabilità politica" del Pd

Il presidente della Sasi appena riconfermato, Domenico Scutti, è indagato insieme ad altri 6 ex consiglieri di amministrazione per false comunicazione sociali relative ai bilanci 2009 e 2010. E Rifondazione comunista chiede che venga rimosso.

Per i segretari regionale e provinciale Marco Fars e Riccardo Di Gregorio e per il circolo lancianese di Rifondazione comunista, la vicenda avvalora “le denunce e le richieste di un netto cambio rotta per la Sasi e per la gestione dell’acqua in Provincia di Chieti portate avanti in questi anni dal comitato Acqua bene comune di Lanciano e Vasto”.

“La precedente gestione Scutti – scrivono i due segretari - è apparsa sempre più discussa e discutibile sotto tantissimi aspetti, dalla netta e totale chiusura verso le istanze della cittadinanza e dei comitati al rispetto dei referendum del giugno 2011 fino al contenzioso con l’Acea (uno dei rilievi mossi dagli odierni avvisi di garanzia e tra i punti centrali anche dell’esposto della settimana scorsa del Comitato Acqua Bene Comune di Lanciano). Mentre i cittadini e le cittadine della Provincia di Chieti soffrono ogni estate di più una inaccettabile cronica mancanza d'acqua nelle case (ma non solo l’estate, due giorni dopo l’elezione del “nuovo” CdA i cittadini e le cittadine vastesi hanno potuto “festeggiare” con un’intera giornata senza fornitura d’acqua)  - i sindaci di Pd, Pdl e Udc hanno svolto tre assemblee della Sasi interessandosi unicamente della spartizione delle poltrone nel nuovo Consiglio di amministrazione, arrivando a riconfermare la propria fiducia in Domenico Scutti, sulla cui gestione già varie indagini della magistratura erano in corso”.

Rifondazione accusa i sindaci di aver messo “interessi di partito davanti a tutto e tutti, decidendo di riconfermare senza alcun indugio una gestione a dir poco discussa e discutibile”. E invita a cambiare la rotta attuale. “I sindaci di Pd, Pdl e Udc – se ancora hanno un seppur minimo interesse al “bene comune” Acqua e ad una sua gestione limpida, chiara e trasparente (quello che finora non è stato, né nella gestione che nella qualità delle acque stesse), si riuniscano immediatamente e rimuovano questo Consiglio di a, su cui gli avvisi di garanzia di questi giorni pesano come macigni”.

Reazioni agli avvisi di garanzia arrivano anche dal coordinamento dei sindaci di centrodestra: “Sulla vicenda dei bilanci a noi interessa il dato politico che emerge e non commentare gli avvisi di garanzia ricevuti dai vari cda della Sasi delle precedenti gestioni, questo lo lasciamo fare alla magistratura" commentano Patrizia De Santis e Tiziana Magnacca, sindaci di Castelfrentano e San Salvo.

"Quei bilanci, che noi abbiamo sempre contestato, anche formalmente con atti e che non abbiamo mai sostenuto con il nostro voto, oggi vengono ritenuti assolutamente non corretti da un organo giudiziario”, dicono. E parlano di una “responsabilità politica ben precisa che il Pd si deve caricare tutta. Ancora di più poi per aver pervicacemente voluto la riconferma del Presidente Scutti alla guida di questo ente che oggi è stato da noi formalmente diffidato a notificare il risultato che l'assemblea dei sindaci ha stabilito in data il 7 ottobre. e che ha visto l'elezione di due rappresentanti della loro lista nel cda e uno , Patrizio D’Ercole, come espressione della nostra componente”. D’Ercole non è stato convocato nella seduta di ieri (giovedì 17 ottobre) perché non è dipendente comunale, come stabilito da criteri fissati dalla Regione.

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“Se ritenesse che in virtù della spending review tale nomina non rientrasse nei canoni di legge dovrebbe anche lui come abbiamo fatto noi per il bilancio”, proseguono i sindaci di centrodestra riferendosi a Scutti, “rivolgersi ad un soggetto giudiziario terzo e legittimato, altrimenti commetterebbe un'ennesima irregolarità gestionale e ci vedrebbe costretti nuovamente ad interessare gli organi giudiziari. Anche su questo chiamiamo in causa il Partito Democratico, in primis i sindaci di Lanciano e Vasto”.

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