Licenziato con l’accusa di lavorare nel locale del figlio abusando della 104, reintegrato ex vigile di Rapino

Il dipendente comunale ha vinto il ricorso e il giudice del lavoro ha disposto l’immediato reintegro in servizio. La minoranza: “Una crociata verso una famiglia”

Il giudice del lavoro ha reintegrato L.M., dipendente del Comune di Rapino licenziato a dicembre del 2018 dal sindaco Micucci per ‘abuso’ della legge 104. In sostanza, l’ex vigile urbano di Rapino era accusato di aver usufruito dei permessi - utili ad assistere la madre disabile - per andare invece ad aiutare il figlio nel suo ristorante o alle sagre, causando così un danno economico all’Ente.

L.M. ha provveduto a far ricorso al tribunale del lavoro ritenendo immotivato tale provvedimento e infondate e pretestuose le accuse: lunedì il giudice del lavoro si è espresso dandogli ragione e ordinando l’immediato reintegro in servizio, oltre al pagamento di tutti gli arretrati e contributi.

Sulla vicenda restano aperte ancora le inchieste penali della Procura della Repubblica, per la quale il dipendente risulta abbia chiesto il rito abbreviato, e quelle per danno erariale della Corte dei Conti de L'Aquila. A queste si appella il sindaco di Rapino, Rocco Micucci, che annuncia opposizione in ogni grado di giudizio. Contro quello che definiscono un “accanimento sospetto” però, oggi si scagliano i consiglieri comunali di minoranza di Rapino del gruppo L’Alternativa.

“Sono anni – dichiarano i consiglieri - che Micucci perpetra atti contro L.M. e la sua famiglia tra il disappunto generale, ma questa sentenza ci dà la speranza. Il nostro primo cittadino – continuano - spende circa 50mila euro l’anno di soldi pubblici per intentare cause con qualsiasi pretesto, crediamo sia arrivato il momento di finirla. Invitiamo il sindaco a desistere dal procedere con estenuanti e ulteriori ricorsi, anche perché quei soldi che spende non sono i suoi e un giorno dovrà renderne conto a qualcuno. Per di più ci risulta che, a differenza di quanto afferma, qualche aumento di spesa, a seguito di questa sentenza, ci sarà. Basti pensare anche alle sole spese legali”.

Micucci appena dopo la sentenza aveva specificato che il dipendente “deve rientrare con il ruolo di operaio senza aumenti di spesa, visto i pensionamenti entro il mese prossimo di ben altri due dipendenti”. Per quanto riguarda le indennità risarcitorie decise dal giudice, il primo cittadino di Rapino ha aggiunto che “si tratta delle retribuzioni mensili che comunque il dipendente avrebbe percepito non lavorando, essendo in congedo straordinario”.

Ma adesso la minoranza vuole sapere come il sindaco intende gestire  le dinamiche di organico. “Riteniamo sia stato avventato – dicono ancora da L’Alternativa - sapendo che c’era questa causa in corso dal comunque possibile esito negativo per il Comune, procedere sin da qualche giorno dopo il licenziamento di L.M. con l’assunzione di un nuovo operaio comunale e di una vigilessa entrambi a tempo indeterminato full-time; ciò soprattutto quando, come ammesso anche dal sindaco stesso, ci sarebbero stati diversi pensionamenti tra il 2018 e il 2019, che avrebbero interessato altri uffici comunali nevralgici per il funzionamento del Comune stesso e che necessiteranno di essere rimpiazzati. Noi comunque – concludono - monitoreremo l’evolversi della situazione e ci auguriamo che da ora in poi il sindaco e i suoi consiglieri e assessori inizieranno a rispettare le persone e la loro dignità e che non intraprendano più crociate mirate verso famiglie, rovinando la vita altrui senza alcun diritto”.
 

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