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Progetto di stoccaggio Gas Plus: parco della Majella in pericolo

Nelle scorse settimane è stata proposta la costruzione dell'impianto fra i comuni di Filetto, Casacanditella, San Martino sulla Marrucina, Calcara e Fara Filiorum Petri. La professoressa D'Orsogna illustra la pericolosità del progetto

Redazione14 giugno 2012

Un impianto di stoccaggio di gas a ridosso del parco nazionale della Majella. E’ il progetto proposto  proprio nelle scorse settimane dalla Gas Plus di Davide Usberti , che a aspira a trivellare fra i comuni di Filetto, Casacanditella, San Martino sulla Marrucina, Calcara e Fara Filiorum Petri.

Si tratta di un’area in parte coperta da vincolo idrogeologico e classificata zona sismica uno.

Le criticità dell’impianto, denominato "Poggio Fiorito Stoccaggio", sono state illustrate dalla professoressa Maria Rita D’Orsogna, che segnala la possibilità di realizzazione di un altro centro della stessa natura a San Benedetto del Tronto, a cavallo fra Marche ed Abruzzo.

“Il progetto di Poggio Fiorito a San Martino sulla Marrucina  - spiega la D’Orsogna - prevede il trivellamento di due nuovi pozzi da cui estrarre gas mediante l'utilizzo di fluidi perforanti e tossici da smaltire, il riadattamento di un pozzo dismesso per lo stoccaggio, e la costruzione di una centrale di trattamento. Lo stoccaggio del gas è previsto nei mesi da aprile ad ottobre e l'erogazione da novembre a marzo. Il gas sarà stoccato ad alta pressione creando rischi di esplosione e di incendio, come afferma la stessa ditta proponente”.

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Si prevede un quantitativo di stoccaggio di circa 150 milioni di metri cubi di gas. In pratica appena il gas necessario all’Italia per un pomeriggio, dal momento che  il consumo giornaliero qui è di circa 260 milioni di metri cubi.

Al di là di questo, ciò che preoccupa maggiormente è la collocazione dell’impianto in un’area dai livelli di pericolosità elevati e a pochi chilometri da  due siti di interesse comunitario e dal parco Nazionale della Majella.

“San Martino – riprende Maria Rita D’Orsogna -  è una zona in frana. In passato la popolazione ha ritenuto che l'estrazione di idrocarburi dall'area avesse contribuito al grave dissesto che interessa il paese e per cui sono stati spesi già milioni di euro. La zona è anche fortemente sismica ed ha subito ingenti danni nel terremoto del 1706 (VII-IX Mercalli) e 1933 (VIII Mercalli)”.

Anche stavolta la decisione è rimessa alla Commissione VIA, assieme a Corpo Forestale, Sopraintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per l'Abruzzo, autorità dei Bacini di Rilievo Regionale dell'Abruzzo e del Bacino Interregionale del fiume Sangro.

“Ci auguriamo ancora una volta che il buonsenso abbia la meglio – conclude D’Orsogna - e che le autorità competenti vogliano bocciare il progetto, a causa della forte sismicità dell'area e invocando il principio di precauzione, che accaduto in Emilia”. Lì infatti, il terremoto e il successivo sciame sismico di questi giorni, hanno indotto le autorità ad interrompere un progetto analogo per lo stoccaggio del gas.

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