Caporalato, il viaggio dei braccianti dal foggiano al chietino: nei guai un'azienda agricola

Nemmeno l'autunno ferma il caporalato. Le indagini hanno portato all'arresto di due cittadini romeni per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e alla denuncia di tre persone, responsabili di un'azienda di Cupello

L'estate è ormai abbondantemente alle nostre spalle e con essa anche le più importanti campagne di raccolta dei prodotti della terra, ma non il lavoro dei braccianti che spesso finiscono preda di "caporali" e imprenditori senza scrupoli. E' notizia di oggi, infatti, che i carabinieri di Foggia hanno arrestato due cittadini romeni per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

L’operazione è scattata una decina di giorni fa quando i militari, dopo aver notato nelle campagne di Lesina il conducente di un furgone con targa bulgara che quotidianamente prelevava, prima dell'alba, e riportava, nel tardo pomeriggio, una squadra composta da cinque braccianti di colore, hanno iniziato un discreto pedinamento per verificare dove questi venissero portati scoprend che gli stessi raggiungevano la provincia di Chieti, dove venivano impiegati.

Il viaggio in autostrada per pochi euro

Nel corso del primo pedinamento i militari hanno visto il mezzo imboccare il casello dell'autostrada di Poggio Imperiale, per dirigersi poi verso l'Abruzzo. Il mezzo, lasciata l'autostrada A 14 a Vasto, ha concluso il proprio viaggio in un'azienda agricola di Cupello.

Qui i braccianti, sempre sotto lo sguardo discreto dei carabinieri, hanno lavorato per tutta la giornata, venendo, alla fine, riaccompagnati, dopo aver percorso a ritroso lo stesso tragitto della mattina, al punto dove erano stati prelevati tante ore prima.

Il servizio è quindi stato ripetuto in collaborazione con il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Foggia, per diversi giorni. Le modalità riscontrate erano sempre le stesse mentre cambiava solamente, da un giorno all'altro, l'impiego cui venivano dedicati i braccianti tra vendemmia, lavori in un uliveto, raccolta di ortaggi.

 Una volta raccolte prove sufficienti a dimostrare la non occasionalità dell'impiego dei braccianti, i carabinieri foggiani, coadiuvati dai colleghi della compagnia di Vasto e del N.I.L. di Chieti, sono intervenuti nell'azienda del chietino, procedendo ad un'approfondita verifica sulle condizioni di lavoro. Contemporaneamente, a Lesina, un'altra aliquota di militari è entrata nelle case diroccate che avevano visto vivere dagli operai, per verificarne le condizioni.

Lavoro nero a Cupello e condizioni disumane a Lesina  

Al termine delle attività è risultato che i cinque extracomunitari, quattro ganesi e un gambiano, irregolari sul territorio nazionale, erano stati posti al lavoro violando ogni normativa possibile.
Oltre alla loro assunzione "in nero", infatti, i carabinieri hanno accertato violazioni in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro, in materia di orario e retribuzione, per le quali hanno denunciato all'Autorità Giudiziaria tre persone, responsabili dell'azienda agricola, che, oltre a tutte queste saranno chiamati a rispondere anche di quella prevista dal nuovo art. 603 bis del codice penale.

Per lo stesso reato è invece stata arrestata in flagranza una coppia di cittadini romeni, marito e moglie rispettivamente del '72 e dell'86, residenti a Lesina, nei cui confronti è stata accertata la condizione di sfruttamento dello stato di necessità dei braccianti stranieri, emerso nel corso del concomitante sopralluogo alla loro abitazione, nel corso del quale i carabinieri hanno potuto verificare che i cinque vivevano all'interno di un casolare abbandonato in condizioni di gravissimo degrado, senza energia elettrica, né acqua corrente né servizi igienici.

La Procura della Repubblica presso il tribunale di Vasto, da subito informata dell'attività in corso nel territorio di propria competenza, ha ottenuto la convalida degli arresti dal gip, ora è impegnata nella valutazione delle posizioni dei rappresentanti dell'azienda agricola di Cupello, che rischiano ora, oltre a severe condanne, anche la confisca dell'azienda stessa.
 

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