Luca Petruccelli, un teatino a Parigi con tante proposte per valorizzare i luoghi della città

Il lavoro del giovane architetto che ha messo in luce la parte archeologica di Chieti, si è aggiudicato il premio "Riuso" per l'alto valore urbano e territoriale

Rigenerare la città per offrire un futuro al territorio. Non è il solito slogan ma l'obiettivo del lavoro prodotto dell’architetto Luca Petruccelli. Nato a Chieti e formatosi nella facoltà di Architettura dell’Università “G. D’Annunzio, il 27enne teatino come spesso accade ai tanti giovani del capoluogo è andato via. Oggi risiede a Parigi dove svolge la sua professione in uno studio associato. Il territorio da rigenerare per il futuro, però, non poteva che essere la sua Chieti e, nello specifico, il centro storico cittadino. Il titolo del suo elaborato è: "Architetture vacanti: riqualificazione e valorizzazione dell’area archeologica di Chieti Alta".

Un lavoro che ha messo in luce la parte archeologica visibile e invisibile di Chieti, dall'alto valore urbano e territoriale. Qualche giorno fa si è aggiudicato il premio “Riuso”, giunto alla sesta edizione e promosso dal Consiglio Nazionale degli architetti, in collaborazione con Ance e Legambiente.

“La riqualificazione dell'area archeologica di Chieti alta ha l'obiettivo di rivitalizzare questa parte della città dormiente, ma ricca di valori e di un patrimonio storico-culturale, archeologico e architettonico molto importante e fin troppo sottovalutato. La città alta dovrebbe rafforzare quanto più possibile la sua identità specifica di città della cultura e dell'archeologia candidandosi e diventare una piccola capitale culturale medio-adriatica. La sua morfologia è sostanzialmente quella ereditata dalla storia, appesantita dagli addensamenti periferici del dopoguerra che però non hanno alterato in modo eccessivo l'impianto urbano originario”.

Il progetto interpreta la riqualificazione di Corso Marrucino, accesso ai diversi elementi di valore e archeologici (Teatro Romano, Templi Romani, Terme Romane, Cisterne delle Terme Romane, Cisterna in Via Tecta, Edifico ipogeo sotto il Palazzo della Provincia, Museo archeologico de "La Civitella", Museo archeologico nazionale d'Abruzzo "Villa Frigerj", Ex Caserma Bucciante, Ex Istituto SS. Maddalena, Ex Conservatorio SS.Rosario, Ex Caserma Pierantoni, Ex Caserma Berard) anche grazie all'installazione di gates come link per scendere e fruire la città invisibile, costruendo una rete capace di investire luoghi fondamentali della parte sotterranea della città, legati innanzitutto alla questione idrica, come le cisterne e le terme.

“L'idea alla base della proposta è rivelare l'invisibile e connetterlo alla città visibile. Cuore dell'intero sistema da cui parte l'itinerario di visita sotterraneo - spiega il giovane architetto - è la via Tecta (lunga circa 45 mt e larga poco più di 1.80 mt, in opera mista di opus reticulatum e laterizio di ottima fattura), ben restaurata ma pressoché "nascosta" nei sotterranei del Palazzo de' Mayo. Il progetto ricostruisce il sistema circolatorio, mettendo in valore la rete delle cisterne e degli acquedotti sotterranei. Di questa rete faranno parte le connessioni pedonali che devono svilupparsi in parte in superficie, a causa dell'occupazione di suolo operata da massicce costruzioni degli anni '60 e '70, in parte in sotterranea, con la connessione che, grazie a una passerella in acciaio cor-ten, attraversa la grande cisterna e diventa sistema di camminamento per la visita alle terme romane”.

Un occhio alla sua città attraverso uno sguardo esterno che, molto spesso, aiuta a vedere tutto il buono che c'è nella propria terra.

“Oltre ad un evidente stato di sottoutilizzo e di degrado degli spazi urbani, la scarsa vitalità della città è altresì causata da un chiaro spopolamento da parte dei giovani e degli studenti. Nonostante Chieti sia conosciuta a livello nazionale come città universitaria, non risente positivamente di questo fattore, soprattutto perché - dice Luca -  il campus è collocato nella piana e quindi il centro storico risulta estraneo ai flussi degli studenti che si muovono prevalentemente tra Chieti Scalo e Pescara. Questo aspetto diventa centrale nella costruzione della strategia progettuale, perché oltre a documentare e a mettere in valore il patrimonio urbano, la proposta individua, tra le principali azioni da mettere in campo, la necessità di ricollocare all'interno del tessuto storico, attività universitarie connesse al Foro dell'Archeologia. L'introduzione degli studenti come nuovi abitanti del centro storico si fa volàno non solo per l'innesco di un processo di riqualificazione fisica della città, ma anche per la gestione degli spazi e il conferimento di maggiore vitalità urbana nell'ordinario. Secondo questa nuova impostazione, il patrimonio archeologico locale oltre che risorsa per l'identità culturale chietina potrebbe diventare una significativa leva per lo sviluppo della città alta con ricadute apprezzabili anche per l'occupazione locale”.

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