Guardiagrele conferisce la cittadinanza onoraria ai patrioti della Brigata Maiella

Consiglio comunale in piazza nel 75esimo anniversario della Liberazione. Una cerimonia emozionante, la cittadinanza onoraria all’Associazione Nazionale Partigiani e alla Associazione Brigata Maiella

Sindaci arrivati da vari comuni, autorità, scuole tutti insieme ieri in piazza Santa Maria Maggiore a Guardiagrele per conferire la cittadinanza onoraria ai partigiani della Brigata Maiella e all'Anpi.

Nel 75esimo annivesrario della Liberazione, il consiglio comunale guardiese si è riunito in seduta straordinaria per omaggiare la storia e fare memoria della lotta partigiana.

Il XII Plotone della Brigata Maiella, composto solo da guardiesi, rinnovò l’attacco alle 5.30 del mattino del 9 giugno 1944. A metà strada – si legge nel diario della Brigata Maiella – ricevettero l’ordine di fermarsi, “ma noi con slancio abbiamo proseguito verso l’obiettivo Guardiagrele” che venne occupata alle 8,30

Il racconto prosegue sottolineando che “dall’occupazione della nostra città, il Plotone non ha mai cessato il proprio servizio”.

Quei giovani, quindi, non si fermarono, ma proseguirono; non cessarono il loro impegno, ma portarono avanti il loro servizio. 

E così venne issato il tricolore sulle torri della città che, tra grida di gioia ed entusiasmo salutò i patrioti. Il diario così annota: “Grandi entusiastiche feste vennero tributate ai liberatori dalla popolazione” e poi aggiunge, tutto maiuscolo, “Tempo bello”! È scritto così. A capo e tutto maiuscolo! Doveva essere proprio bello il tempo quella mattina. C’era il sole, ma era bello non solo per questo!

"Trovarsi, dopo 75 anni, a ricordare quel giorno e a farlo conferendo, con una deliberazione unanime del consiglio comunale, la cittadinanza onoraria all’Associazione Nazionale Partigiani e alla Associazione Brigata Maiella è una sorta di restituzione" il commento del sindaco di Guardiagrele, Simone Dal Pozzo. Che ha aggiunto: "Farlo significa, in qualche modo, portare a compimento la Liberazione perché ancora oggi abbiamo un oppressore da cui difenderci, ogni volta che i diritti vengono negati, quando il libero pensiero non viene riconosciuto, quando l’istruzione e la cultura rischiano di essere svuotati, quando si mette in discussione l’unità della Nazione e così si rinnega l’identità respingendo chi chiede aiuto.

Questo abbiamo voluto dire nell’epigrafe con un testo che non è solo nostro perché condensa riferimenti che altri ci hanno lasciato e che noi abbiamo voluto raccogliere e consegnare".

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