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LA LETTERA Post derby: più ripetto per Chieti e i teatini

Redazione

Il Diavolo biancorosso del Teramo si aggiudica meritatamente un "derby" al vetriolo col Chieti che lascia una marea di polemiche a fine gara e a rimetterci è, come insegna un pessimo andazzo degli ultimi anni, sempre l'immagine di Chieti e dei Teatini. La nostra città paga il problema di non avere sopratutto in determinati settori una informazione che fa gli interessi della collettività teatina come avviene in ogni realtà che si rispetti. Oppure di non avere per nulla una opinione pubblica che si può definire "teatina". Ultimamente, ritengo che anche se la situazione sta migliorando grazie alla capacità e alla buona volontà di determinate persone, ci sono in tal senso ancora molti passi da fare.


Quello che più pare evidente e che non viene pressoché mai denunciato dagli organi d'informazione è che vengono costantemente prese decisioni e fatte scelte che penalizzano l'immagine e gli interessi dei Teatini e della città di Chieti. Anche piccole cose che sembrano banali, ma che nell'immaginario collettivo di chi ci osserva da fuori fa sembrare come se prendere una decisione o fare un oltraggio o una mancanza di rispetto verso la città di Chieti e i Teatini sia lecito e garantisca l'impunità se non addirittura un premio.


A tal proposito, vanno segnalati tre fatti che sono indicativi dell'andazzo negativo che inspiegabilmente esiste e che umilia costantemente l'orgoglio teatino che gli organi d'informazioni locali dovrebbero avere il "coraggio" di denunciare se ritengono veramente di rappresentare la nostra collettività.


A fine partita tensione per l'esultanza apparsa spropositata, provocatoria e plateale del portiere del Teramo, il pescarese Serraiocco. Non ci sarebbe nulla di male se il portiere del Diavolo Biancorosso non si fosse già reso responsabile nella vigilia del derby di andata di gravi offese contro la città di Chieti e i suoi abitanti sul suo profilo Facebook, non sanzionate purtroppo da nessun giudice sportivo: "Chieti (PE) - A Napoli c'è Pulcinella, a Bergamo c'è Arlecchino, in Abruzzo il Chietino". Il portiere teramano avrebbe potuto avere l'accortezza di evitare quell'esultanza così, considerato quanto avvenuto in precedenza. Comportamento irrispettoso verso la città di Chieti che addirittura viene per certi versi giustificato e non sanzionato a dovere come avviene in ogni realtà che si rispetti.


In sala Stampa altre polemiche per la decisione del Teramo Calcio di non rilasciare interviste e di abbandonare in fretta e furia lo Stadio Angelini. Il Presidente Campitelli aveva intanto lasciato lo Stadio teatino già dalla fine del Primo Tempo. Parla solo il Ds teramano Di Giuseppe che lascia intendere come se fosse successo uno screzio fra le due società. Voci di corridoio parlano di possibili accuse di antisportività rivolte nei confronti della società biancorossa. Non ci sarebbe nulla di strano che il Teramo viene a Chieti per fare la partita della vita in un derby così sentito, se il Diavolo biancorosso non avesse perso in precedenza, strada facendo, una sequenza di partite di fila anche con squadre molto più modeste, forte della sua posizione di classifica tranquilla. Sicuramente questo campionato atipico di Seconda Divisione in cui si salvano otto squadre è qualcosa di ambiguo che potrebbe anche dare luogo a possibili calcoli e accordi che di certo non fanno bene al gioco del calcio e alla sportività. Di concreto non c'è nulla, però si spera che almeno la Procura Federale della Lega Calcio tenga gli occhi aperti. Staremo a vedere cosa succederà fino alla fine del campionato, ne vedremo sicuramente delle belle. Sicuramente,però, c'è da dire che il comportamento della Teramo Calcio è molto strano e non contribuisce a fare luce su quanto realmente accaduto. Andare via offesi da primi in classifica dopo una bella vittoria di certo è paradossale.  A tal proposito, un detto di saggezza popolare dice: "Chi si offende è fetente!"


Intanto sui gruppi Facebook dei tifosi teatini impazza la polemica per la decisione di far entrare un drappello degli ultras biancorossi del Teramo nel settore ospiti a gara iniziata e sul comportamento tenuto dalle autorità nei confronti della tifoseria neroverde a cui oggi, secondo quanto denunciano i tifosi, è stato evitato di portare in Curva finanche gli ombrelli per la pioggia e i bastoni per camminare. Un tifoso fa la battuta su Facebook: "praticamente a Chieti si può andare al campo solo quando c'è il sole. E questo è un dato di fatto".  I tifosi a tal proposito si chiedono: erano tesserati o meno gli ultras biancorossi? In caso negativo, come hanno fatto ad entrare? Per motivi di ordine pubblico? Come si possono considerare pericolosi per l'ordine pubblico una decina di sostenitori biancorossi? Forse la società del Teramo li ha fatti entrare con degli accrediti? Perché invece nel settore della Curva “Volpi” del tifo neroverde del Chieti è stato addirittura vietato l'ingresso degli ombrelli con la pioggia che scendeva a catinelle e addirittura ad un signore anziano è stato finanche vietato l'ingresso di un bastone per deambulare? Perché i tifosi del Chieti vengono fotografati e diffidati se vanno in trasferta senza tessera? Perché due pesi e due misure? Senza togliere nulla alla serietà e alla professionalità di chi lavora per garantire il servizio d'ordine, i Teatini si aspettano in merito delle risposte.

 Cristiano Vignali

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