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Parco Nazionale Costa Teatina tra sogno e realtà (tangibile)

Dal 2010 è nata, con l'unione tra istituzioni e organi ambientali, una costituente che lotta per la formazione del parco. Molti i passi in avanti fatti finora, ma c'è chi ostacola il percorso.

La quattro giorni denominata “Cammina per il parco”, organizzata dall’associazione “Vogliamo il Parco”, ovvero coloro che si battono per l’istituzione del Parco Nazionale costa Teatina si è conclusa producendo molti spunti estremamente interessanti,come si può constare personalmente dalla pagina facebook analogamente chiamata. Ma procediamo con ordine.

L’Abruzzo, grazie ai suoi già ben noti Parchi Nazionali( quello d’Abruzzo, Lazio e Molise, quello della Majella e del Gran Sasso) e a molte aree protette, vanta il titolo di “Regione verde d’Europa”. A ciò si vorrebbe aggiungere anche la costa teatina che si estende fino a Vasto, visto che molte sono le specie animali e vegetali da salvaguardare, tant’è vero che, una nota del ministero dell’Ambiente recita : “ l’istruttoria tecnica svolta dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio - Direzione per la protezione della natura e Segreteria tecnica per le aree naturali protette, - ha consentito di verificare la presenza sul territorio di valori naturalistici, paesaggistici e storico-culturali di rilievo nazionale ed internazionale meritevoli di gradi di tutela differenziati”. Infatti la suddetta zona è ricca di ulivi, pini, faggi, betulle, salici, ginestre, liquirizie e mandorli; per non parlare dei numerosi volatili tipo falchi, nibbi, allocchi, gufi e fringuelli.

Associazioni politiche ed ambientali(tra cui wwf ), ma anche gran parte della società civile, attendono con ansia l’istituzione della costa a Parco Nazionale. Ma il cammino è stato, ed lo è tuttora, ancora impervio. Molti sono coloro che si oppongono, male informando o strumentalizzando a volte anche l’opinione pubblica. Infatti le critiche mosse dalla controparte, sono non supportate da fatti e documentazioni appropriate. Essi affermano che l’istituzione a Parco Nazionale non consentirebbe l’uso di trattori da parte di coloro che vi abitano e sono dediti all’agricoltura, o che il parco con le sue riserve potrebbe limitare le infrastrutture. L’Associazione invece nega tutto ciò, e afferma che attraverso il parco vi sia una nuova interazione uomo-natura, che tuteli sia i primi, che le biodiversità. Infatti Il parco è un ente che prevede un’ampia partecipazione delle comunità locali, e quindi istituzionalmente portato a dedicare attenzione e a interessarsi alla “vita locale”, ai suoi problemi e alle sue prospettive. Al tempo stesso, la sua stessa esistenza, le sue finalità e attività - mentre non fanno venire meno le autonomie locali - mettono le aspettative e gli interessi locali dinanzi alla necessità di confrontarsi con i problemi generali della protezione della natura alla ricerca di nuove forme di “integrazione tra uomo e ambiente naturale” .In questo quadro sono comprese la promozione di attività produttive compatibili (in particolare quelle agro-pastorali), la salvaguardia e il recupero di antiche tradizioni produttive e culturali, la riscoperta e valorizzazione di risorse locali finora rimaste marginali, la sollecitazione e formazione delle nuove professioni e dei nuovi mestieri legati alle esigenze di tutela e cura ambientale, di restauro, di ricerca della sostenibilità, di educazione ambientale (di grande importanza per ricreare una prospettiva di impegno e occupazione giovanile in zone quasi sempre caratterizzate da fenomeni di spopolamento, invecchiamento e marginalità). Tutto ciò, oltre ad una buona dose di amore per il nostro territorio, basterebbe affinchè il parco nazionale, da sogno, diventi realtà

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