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Lunedì, 29 Novembre 2021
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Ispra mappa le industrie potenzialmente pericolose, 8 sono a Chieti

Il rapporto dell'Ispra mappa ben 1142 siti potenzialmente pericolosi per popolazione e territori, 26 di questi si trovano in Abruzzo, 8 nella provincia di Chieti

L’Ispra  - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale-  ha presentato il rapporto  “Mappatura dei pericoli di incidente rilevante in Italia 2013” in collaborazione con il Ministero dell’ Ambiente e della tutela del territorio e del Mare. Il documento cerca di far luce su quali siano le industrie potenzialmente pericolose per i cittadini e i territori nei quali sono ubicati.

Questa mappatura è figlia della direttiva europea, conosciuta come Seveso, che venne emanata dalla CEE nel 1982 per fronteggiare pericoli di eventuali incidenti industriali per il territorio. Infatti la direttiva ampliò enormemente il raggio di azione dell’intervento degli Stati membri, portando l’attenzione anche sulla tutela per le popolazioni e i luoghi che potevano essere potenzialmente minacciati da un incidente industriale, mentre tutte le normative fino allora esistenti si curavano essenzialmente della tutela dei lavoratori. Il nome stesso Seveso non è casuale. Fu infatti sui cieli di questa piccola cittadina della Brianza che nel luglio del 1976 una fuoriuscita di diossina (TCDD), dall’azienda ICMESA nel territorio di Meda, generò una nube tossica andò a posizionarsi per l’appunto su Seveso. In quell’occasione circa 240 persone furono colpite da cloracne, una dermatite portata dall’esposizione al cloro, che provocò nelle vittime lesioni e cisti sebacee.

 Negli anni le direttive “Seveso”, furono ampliate ed estese dal 1999 in poi, fino all’ultima modifica approvata nell’estate scorsa e che entrerà in vigore dal 2015, con le quali si definiscono come siano individuati quei siti industriali potenzialmente pericolosi per la comunità. Elemento caratterizzante è che dato dalla presenza nel sito di sostanze, o categorie di sostanze, potenzialmente pericolose, in quantità tali da superare determinate soglie (sostanze tossiche, infiammabili, esplosive, comburenti).

Si è giunti quindi ad una mappatura del territorio dove sono presenti industrie, stabilimenti e depositi che presentano caratteristiche di “potenziale pericolo” ,  già inserite nell’ “Inventario Nazionale Seveso” stilato dal Ministero dell’Ambiente.

Sono 1.142 i siti industriali e i depositi potenzialmente pericolosi in Italia. Milano è la provincia che a livello nazionale presenta il più alto numero di questi siti, sono ben 69, seguita da Bergamo con 48 e Brescia 45. In Abruzzo sono presenti 26 siti: 8 a Chieti ,7 a Pescara e L’Aquila e 4 a Teramo.

Tra quelli in provincia di Chieti ci sono: uno stabilimento di esplosivi a Frisa e un altro a Casalbordino; un laboratorio chimico a Gissi; un impianto di distillazione a Ortona e un altro a Vasto; uno stoccaggio sotterraneo a Cupello; un deposito di olii minerali a Ortona; un deposito di gas liquefatti a Chieti.

Importante è sottolineare che nessuno di questi siti versa in cattive condizioni, ma che la mappatura effettuata segnala solo quali potrebbero essere delle strutture pericolose.

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