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L'amore al tempo della fanciullezza nell'inno popolare d'Abruzzo: la storia di "Vola vola vola"

Scritta in dialetto abruzzese da Dommarco, con la musica di Albanese, faticò qualche mese per trovare il successo, ma poi si impose come il canto più conosciuto della regione

Non c'è abruzzese che non ne conosca almeno una strofa o non ne abbia mai cantato il ritornello: ma sappiamo tutti l'origine di "Vola vola", l'inno abruzzese per eccellenza?

Forse non tutti sanno che "Vola vola vola" (questo il titolo originale) faticò a trovare il successo, nonostante l'impegno degli autori Guido Albanese (che compose la musica) e Luigi Dommarco, che la composero in dialetto ortonese nel 1922. Il gioco d'infanzia "Vola vola" è l'occasione per parlare dell'amore nei confronti di una donna, che una volta era una bambina capricciosa, con le trecce e il "frontino", ma oggi è diventata una donna seria e timida, con occhi che ammaliano. 

La canzone fu presentata per la prima volta ad aprile 1922 al Concorso regionale per la festa delle canzoni di Lanciano: la melodia venne bocciata, mentre il testo si fermò al sesto posto. Il brano trovò fortuna qualche mese dopo, alla Festa delle canzoni di Teramo, dove conquistò la vittoria. Nel 1953, addirittura, conquistò il Festival della canzone italiana di Parigi. 

Nel corso degli anni, "Vola vola vola" è diventata un vero e proprio inno d'Abruzzo, interpretata e incisa da numerosi cantanti anche di fuori regione. 

La canzone "Vola vola vola"

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