Martedì, 18 Maggio 2021
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Gli smart worker odiano lavorare in casa: i 5 effetti negativi più diffusi

L’ambiente domestico è il luogo più odiato per lavorare

Gli smart worker non amano lavorare in casa. Anzi, lo odiano. Lo smart working, o lavoro agile, per molti è diventata la migliore, se non l’unica, possibilità di lavorare, ma chi è sempre stato abituato a un ufficio esterno, ha dovuto scontrarsi con non pochi problemi.

“Nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria, oltre sei milioni e mezzo di lavoratori dipendenti italiani, circa un terzo del totale e dieci volte di più rispetto ai 570mila del 2019 hanno sperimentato questa modalità” secondo una recente ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano.

Si fa presto a pensare che chi lavora da casa lo fa in pigiama, avvolto in un plaid mentre sorseggia una rilassante tisana e chatta con amici accarezzando il cane. La verità è un’altra.

Lo smart working ha evidenziato diversi problemi, tanto che, secondo un’indagine condotta da Nibol, la startup dell’ufficio diffuso, l’ambiente domestico è il luogo più odiato per lavorare.

I 5 effetti negativi dello smart working

1-La solitudine. Lavorare da casa non offre alcuna possibilità di una chiacchiera o un incontro in presenza con colleghi e clienti.

2-Condivisione forzata degli spazi. Condividere gli spazi e l’ambiente di lavoro in casa non piace, soprattutto se ci sono figli che seguono la didattica a distanza, compagne/i in smartworking e animali domestici. La convivenza in una stessa stanza e la condivisione di computer e connessione internet sono motivo di stress per chi lavora da casa.

3-Perdita del work-life balance. Per il 20% degli smart worker, lavorare da casa, nello stesso luogo in cui si cucina o ci si rilassa sul divano consente una continua invasione dell’ambito professionale in quello privato e viceversa. Con il rischio di passare l’intera giornata in pigiama o di fare call mentre si mangia.

4-I costi. Lavorare da casa è causa di costi extra che non si avrebbero se si lavorasse in ufficio, al bar o in uno spazio di coworking: bollette, ma anche la spesa per preparare il pranzo.

5-La sedentarietà. L’impossibilità di muoversi anche solo spostandosi dalla propria scrivania a quella del collega. In più, stando sempre in casa, la tentazione di aprire la dispensa e trovare qualcosa da sgranocchiare tra una videocall e un’altra, è dietro l’angolo.

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