Il percorso per i tamponi al SS. Annunziata: "Fuori senza riparo, senza dispenser igienizzanti, senza regole"

Anche il sindaco di Roccamontepiano Adamo Carulli intervene sulle condizioni del percorso Covid fuori dall'ospedale di Chieti con una lettera indirizzata al direttore generale della Asl

Un parcheggio senza indicazioni, un'area senza coperture per le intemperie e senza le raccomandazioni scritte, senza transenne, senza distanziometri, senza dispenser igienizzanti per le mani e quanto viene sistematicamente applicato per qualsiasi normale attività manca invece nella zona dell’ospedale Santissima Annunziata dove vengono effettuati i tamponi.

Dopo la denuncia di una lettrice, la quale lamentava la presenza dell’area per i test anti Covid accanto a quella riservata ai malati oncologici, continuano le segnalazioni sull’inadeguatezza del percorso per sottoporsi a tampone all’esterno dell’ospedale di Chieti. 

“Il percorso per i tamponi Covid che vengono prescritti da medici di base e pediatri, del presidio di Chieti, a sette mesi dall’inizio della pandemia continua a mostrare l’incapacità di aver organizzato qualcosa che metta le persone ed i bambini in una “normale” situazione di diagnostica preventiva” dice il sindaco di Roccamontepiano, Adamo Carulli, in una lettera inviata al direttore della Asl Thomas Schael.

Chi ha necessità di andare nel luogo preposto ai tamponi vive ancora la situazione assurda e surreale di marzo scorso.

“All’ospedale di Chieti le persone, oltre ad essere lasciate nel parcheggio del 118 auto regolamentandosi per la fila e i turni, vivono vengono lasciati quasi soli al freddo e al vento gelido di questi giorni, tenuto anche conto dell’ubicazione del luogo. Tra un viavai i mezzi, l’Asl non ha attrezzato nessuna infrastruttura utile per garantire il riparo da pioggia e dalle intemperie – scrive Carulli -. Tutto accettabile, se fossimo all’inizio di questa situazione ma non dopo sette lunghi mesi in cui persino i centri commerciali, negozi, ristoranti e uffici pubblici hanno attrezzato indicazioni, percorsi visibili, transenne, igienizzanti per le mani e quanto necessario per garantire sicurezza e applicazioni delle norme dei protocolli”.

Carulli racconta in prima persona di aver trovato lo scorso 18 ottobre “il personale presente per quasi tutto il tempo asserragliato nelle stanze e gli utenti all’aperto che per chiedere hanno bussato ad una finestra scavalcando la lunga coda delle persone presenti. Un fatto inconsueto tenendo conto che ogni percorso andrebbe regolamentato per mantenere distanziamento ed evitate incontri e assembramenti. Una sola infermiera dentro un’ambulanza parcheggiata e rasente ad un muro.

Sono testimone dei disagi a cui oltre 50 persone sono state costrette in cui senza le lamentele sollevate bambini ed adulti avrebbero avuto un lungo turno senza considerare una corsia privilegiata per i bambini piccoli e le donne in stato di gravidanza. A questa si aggiunge l’insensibilità di non aver neanche apposto una segnaletica per bambini (e in questa fase sono tanti) e donne incinte”.

Una situazione paradossale che il sindaco di Roccamontepiano ha riferito anche all’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì e al suo predecessore Silvio Paolucci,
 

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