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Degrado urbano

“Sos Grotta del Colle, della Dea di Rapino, Gran Madre dei Marrucini” - FOTO

L’associazione Abruzzo Tourism è andata a fare un sopralluogo alla Grotta del Colle di Rapino, uno dei luoghi più ricchi di storia e mistici della regione Abruzzo, alle pendici della Maiella, la montagna madre per le tribù osche dei Marrucini, Frentani e Peligni, abitata fin dalla Preistoria, luogo di culto per le popolazioni italiche che abitavano queste rigogliose colline fra i boschi della Maiella Madre e i verdi pascoli dell’Adriatico, con le proprie pratiche religiose, usi e tradizioni.

In questa cavità naturale, si praticavano arcani culti ctonei legati alla fertilità, alla purificazione e alla rigenerazione della persona che dalla religione politeista tradizionale sono stati sincretisticamente ripresi dal cattolicesimo. La Grotta del Colle è uno dei luoghi più antichi per le popolazioni italiche del posto, è un luogo sacro per le genti marrucine, il cui territorio di influenza era fra il Fiume Pescara, l’Alento e il Foro, cioè quelle degli attuali paesi della provincia di Chieti più settentrionale e della provincia di Pescara più meridionale che prima della creazione della provincia dannunziana erano nel territorio sotto l’amministrazione di Chieti. Infatti, proprio in questo luogo, caratterizzato fino a pochi decenni fa da un habitat naturalistico eccezionale, ė stata rinvenuta, tra i reperti preistorici, una tavoletta di bronzo 15×15 in lingua marrucina in cui erano riportati riti in onore di Giove padre degli Dėi e di Giovia, ossia la dea Cerfia (o Cervia o Ceria), di cui è stata ritrovata una statuetta votiva, chiamata la Dea di Rapino, riferita al culto della Gran Madre della fertilità dei Marrucini, la Dėa Maruca, poi divenuta sincretisticamente Ceria Iovia (cioè Cerere Giovia) con l’Unione fra i culti italici a quelli romani, poi Maia (da cui prende il nome la Maiella) con l’influenza dei culti ellenistici nell’Italia centrale e, infine, in epoca Cristiana, divenuta la Vergine Maria, a cui era dedicata la chiesetta medievale dell’XI secolo di Santa Maria de Cryptis. Le Gran Madri Italiche assumono vari nomi a seconda del territorio e della popolazione, come ad esempio Angizia, Pelina, Feronia, Maruca, Cerfia, Libera, Opi, Bona e Sicinna.

Ma, oggi, questo luogo identitario per tutti gli abruzzesi, ed in particolare per i Teatini abitanti Chieti e i centri alle pendici della Maiella Marrucina, non è adeguatamente valorizzato a causa del degrado dell’area pic nic e dei percorsi per raggiungere e camminare nella grotta, sia a causa della superficialità di molti turisti che non hanno compreso a pieno il valore intrinseco sia naturalistico che spirituale del luogo che visitano, sia a causa dell’incuria degli amministratori che hanno lasciato all’abbandono la Grotta del Colle e il percorso per raggiungerla.

Molteplici sono i piccoli – grandi problemi che bisognerebbe risolvere per valorizzare maggiormente il sito della Grotta del Colle della Dėa di Rapino: mettere in sicurezza il sentiero (sostituire i paletti rovinati e metterne di nuovi lì dove non ci sono più, mettere dei passamano lungo il percorso, mettere in sicurezza anche con delle barriere il ponticello di legno che dovrebbe avere una costante manutenzione); ripulire il percorso dalla terra e dalle erbacce, poiché in alcuni tratti, soprattutto lì dove ci sono delle scalinate ricavate nella terra, il sentiero è riconoscibile a fatica; sostituire i cestini dei rifiuti danneggiati, la cartellonistica rovinata, ripulire le panchine, rimettere in sesto, fissandoli al terreno, i tavolini per i pic nic; si potrebbe, infine, mettere un cartello per invitare i visitatori a non abbandonare a terra i rifiuti e a non toccare le rocce della grotta, parzialmente annerite dall’attività umana, per non rovinare quest’opera d’arte della natura realizzata in milioni di anni.

Pertanto, con l’auspicio che vengano fatti gli interventi sopra richiesti, e ogni altro intervento per valorizzare maggiormente la Grotta del Colle della Dea di Rapino, si chiede alle autorità e agli enti, per quanto di loro eventuale competenza, di intervenire, in particolare al Comune di Rapino, alla Regione Abruzzo, al Parco Nazionale della Maiella e alla Soprintendenza Archeologica con sede a Chieti. 

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