Intervista al dottor Mucciarelli e al dottore Marotta

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Il valzer d’interviste di Gocce di Verità prosegue senza sosta. Questa volta abbiamo coinvolto il Dott. Marco Mucciarelli, Direttore Centro Ricerche Sismologiche OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale), e il Dott. Leonardo Marotta, ambientologo marino e dottore in Scienze Ambientali. Ho posto loro alcuni quesiti per capire se tutela dell’ambiente ed utilizzo di alcune tecniche scientifiche, come l’airgun, possano convivere senza che l’una danneggi l’altra. Ecco l’intervista al Dott. Mucciarelli e al Dott. Marotta: vediamo insieme cosa hanno risposto.

1) La tecnica della prospezione geosismica tramite aria compressa, meglio conosciuta come Airgun, permette di analizzare la struttura geologica del fondale marino e di compiere ricerche in maniera estremamente sofisticata e con un impatto limitato (evita infatti il ricorso sistematico ai pozzi di esplorazione). Tuttavia questa tecnica è sempre stata osteggiata dagli ambientalisti, i quali sostengono che rechi gravi danni all’ambiente e alla fauna marina. Sarebbe possibile al giorno d’oggi farne a meno? Cioè, esistono al momento delle alternative valide all’Airgun, in grado di fornire risultati comprovati scientificamente?

Mucciarelli: Se si vogliono raggiungere profondità al di sotto del fondale marino sufficienti allo studio di fenomeni quali frane sottomarine, faglie sismogeniche, vulcani ed altri fattori di pericolosità fuori costa, al momento non ci sono alternative. Esistono sistemi che raggiungono profondità meno elevate, ma in molti casi non possono fornire le informazioni richieste.

Marotta: La tecnica di prospezione geofisica ad aria compressa non reca disturbo in sé, ma poiché l’alta energia di picco, maggiore di 200 hertz, si disperde in tutte le direzioni, anche geofisicamente non interessanti. Esistono sia strumenti di mitigazione della tecnologia airgun, sia valide alternative tecnologiche, come citato nel documento seguente: https://www.okeanos-foundation.org/assets/Uploads/Airgun.pdf [11]. Gli ambientalisti sottolineano gli effetti indesiderati della tecnologia, basandosi su un grande numero di dati scientifici (come sottolinea un articolo di una rivista considerata imparziale, https://www.scientificamerican.com/article/noise-reduces-ocean-habitat-for-whales/ [12]); strumenti, alternative e mitigazioni sono stati studiati, come si può vedere a questo link https://www.nrdc.org/oceans/files/seismic.pdf [13]. Gli impatti presenti e le alternative sono presentati in vari rapporti di Agenzie Governative e Centri di Ricerca, inclusa Ispra, l’Agenzia Nazionale per l’ambiente del Ministero dell’Ambiente italiano (si veda ad esempio il rapportohttps://www.agentifisici.isprambiente.it/component/phocadownload/category/285.html?download=482[14]. L’importante, a mio parere, è il fare una serie valutazione preliminare di impatto, considerare le alternative e predisporre un attento monitoraggio, concordato con tutti i portatori di interesse (si veda un rapporto statunitense come esempio: https://www.nrdc.org/oceans/files/seismic.pdf[13]).

2) La tecnica dell’Airgun viene impiegata dalle navi oceanografiche per analizzare la struttura del fondale marino e, spesso, per scoprire se sono presenti idrocarburi. Ai fini delle attività di natura commerciale (scoprire e sfruttare nuove riserve di petrolio e gas), ma soprattutto di quelle di tipo scientifico (acquisire maggiori informazioni sulla natura del fondale marino e sulla struttura geologica dei nostri bacini), quanta importanza riveste la tecnica dell’Airgun?

Mucciarelli: L’airgun è una tecnica per la generazione di onde le cui riflessioni negli strati di rocce sottomarine devono poi essere analizzate allo stesso modo delle linee sismiche a terra, dove i segnali vengono ottenuti da vibrodine o esplosioni. Come detto prima, è al momento quella che consente di raggiungere le maggiori profondità di investigazione e in questo senso è di estrema importanza sia per scopi industriali che scientifici.

Marotta: La tecnica riveste grande importanza poiché la tecnologia, quando non sono richieste alternative, tende a occupare l’intero mercato. Ma in realtà non si tiene conto di alternative (anche migliori per gli scopi di prospezione specifica) e di tutti i rischi associati alla complessità delle situazioni, visto che differenti ambienti a volte possono sopportare una tecnologia, altre volte no (a secondo di condizioni iniziali e al contorno differenti, di impatti che si accumulano, di sensibilità del singolo ecosistema). Il dibattito è da anni portato avanti dalla Scienza Post Normale (si può vedere ad esempio: https://sth.sagepub.com/content/36/3/307.abstract [15]. Le alternative esistono, così come mitigazioni e sono condivise da un’ampia comunità scientifica che ha costruito il rapporto già citato https://www.okeanos-foundation.org/assets/Uploads/Airgun.pdf [11]. Questo rapporto mostra che una ottimizzazione della tecnologia stessa può già ridurre gli impatti, a volte anche migliorando la qualità delle prospezioni. Le prospezione geologiche quando richiedono una maggior qualità – ad esempio – usano migliori tecnologie di ricezione (ad esempio ricevitori a fibre ottiche). In questo caso si possono usare sorgenti acustiche di bassa frequenza, o sergenti controllate che possono avere la stessa qualità del segnale, con intensità inferiori di 100 volte.

3) L’Airgun è stata spesso associata a fenomeni di danneggiamento dell’ecosistema marino e, in particolare, della fauna ittica, come nel caso degli spiaggiamenti dei cetacei. Ci può dire quali sono i reali effetti, dimostrati scientificamente, dell’utilizzo di questa tecnica su flora e fauna marina?

Mucciarelli: L’airgun è solo uno dei fattori che negli ultimi anni hanno aumentato il rumore di fondo negli oceani. Non dobbiamo dimenticare che ci sono altri fattori altrettanto importanti, se non di maggiore impatto quali il traffico di grosse navi, l’uso di sonar militari ad elevata potenza e le tecniche di battitura pali sul fondale marino, queste ultime utilizzate anche per gli impianti eolici off-shore. Recenti studi hanno mostrato che oltre il 90% degli spiaggiamenti di massa di cetacei sono dovuti a sonar militari, e quelli dovuti all’airgun sono relativi a casi di molti anni fa in cui non si utilizzavano le tecniche attuali per mitigarne l’impatto.

Marotta: La letteratura scientifica ha dimostrato effetti sia acuti che cronici sui cetacei, ed effetti minori su plancton, necton e benthos (https://www.biotaneotropica.org.br/v7n1/pt/fullpaper?bn01307012007 [4] , https://www.cbd.int/doc/meetings/mar/mcbem-2014-01/other/mcbem-2014-01-submission-seismic-airgun-en.pdf [5]). Tutte le compagnie petrolifere riconoscono negli studi di impatto ambientale gli effetti di danneggiamento grave o medio sugli ecosistemi, come ad esempio si può vedere nel documento seguente: https://www.boem.gov/BOEM-2014-001-v2/ [16].

4) Le compagnie che fanno uso di questa tecnica applicano misure per la mitigazione del danno potenziale? Esistono, in altre parole, delle attività di prevenzione e/o monitoraggio che permettano di valutarne il potenziale impatto sull’ambiente?

Mucciarelli: Esistono delle linee guida internazionali e delle raccomandazioni della comunità europea al riguardo. OGS, a bordo della nave da ricerca OGS Explora, segue le raccomandazioni del Joint Nature Conservation Committee (JNCC guidelines for minimising the risk of disturbance and injury to marine mammals from seismic surveys).

Per minimizzare il rischio di lesioni e disturbo ai mammiferi marini, due biologi marini certificati MMO (Marine Mammal Observer) procedono con l’osservazione diretta dello spazio acqueo per verificare l’assenza di esemplari in un raggio di 500 m nei 60 minuti precedenti l’inizio dell’attività. Si inizia poi il rilievo con un soft start, ovvero con l’accensione delle strumentazioni a bassa energia, e poi con un aumento graduale e prolungato nel tempo, in modo da permettere l’allontanamento dei cetacei eventualmente presenti nelle vicinanze. Nelle ore notturne e in condizioni di scarsa visibilità per rilevare la presenza di cetacei si esegue un rilievo acustico passivo. Tramite l’ascolto dello spettro delle frequenze emesse dai mammiferi, mediante un idrofono immerso in acqua, i biologi marini sorvegliano il mare e, nel caso in cui rilevino il suono prodotto da delfini e capodogli, le attività di prospezione sismica vengono immediatamente interrotte.

Marotta: Esistono attività preventive come valutare la sensibilità dell’ambiente marino specifico e valutare l’uso delle tecnologie ottimali per ottenere i risultati richiesti. Il monitoraggio può essere predisposto per ridurre gli impatti, e negli studi di impatto si mostra come e dove monitorare. Questa attività vanno valutate caso per caso e non esistono regole generali. Gli studi di impatto ambientale servono esattamente per contemperare le esigenze di tutela ambientale con quelle di sviluppo economico e commerciale.

5) Le indagini necroscopiche condotte sui cetacei spiaggiati nei pressi di Vasto e coordinate da Sandro Mazzariol del Cert (Cetacean stranding Emergency Response Team) dell’Università di Padova hanno confermato che la causa della morte fu un forte stress subito dai mammiferi, che ne provocò la riemersione troppo rapida e la conseguente formazione di gas tossici nel sangue. Esistono invece in Italia dei casi in cui sia stato dimostrato che l’Airgun abbia effettivamente provocato danni alla fauna marina?

Mucciarelli: Se l’airgun provocasse la morte dei cetacei e dei pesci, l’Adriatico sarebbe privo da tempo di ogni forma di vita. Chi si preoccupa delle (poche) prospezioni future ignora che il progetto CROP del CNR ha prodotto oltre 8000 km di linee sismiche dei mari italiani, e nel solo Adriatico, tra 2012 e 2013, le prospezioni sul lato croato hanno assommato ad oltre 15.000 km di linee sismiche. Queste prospezioni, decine e decine di volte più lunghe di quelle in previsione, avrebbero dovuto causare morie molto estese, che non ci sono state. Evidentemente sono state attuate tutte le operazioni per minimizzare gli impatti ambientali.

Marotta: Negli organismi, che sono sistemi complessi, le relazioni causa/effetto sono spesso difficili da valutare. Ciononostante un forte rumore provoca effetti misurabili e misurati nei mammiferi, con risultanti stress, cosa che nell’uomo già da tempo è dimostrata (si veda ad esempio:https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12689468 [17]). Quello che si può mostrare sempre e dove è il cambiamento di stato del mare nello spazio geografico. In questo spazio, dove si ha un incremento di “rumore” superiore a 10 volte, il “rumore” medio l’effetto è certamente significativo, e poi il monitoraggio può mostrare fin dove gli organismi sono disturbati (o meglio fino a quale livello le varie specie sono stressate) e se vi sono anomalie comportamentali nelle specie sensibili, con effetti direttamente correlati o correlabili. Il come si misurano gli impatti tra un ambiente ed un altro fa parte della ricerca ambientale che misura, in primis, la relazione spazio-temporale tra causa ed effetto (ovvero dopo il cambio in un parametro ambientale sia un impatto in un tempo breve ed in una area molto vicina). Per una analisi di impatti specifici in Italia si possono vedere i rapporti forniti dai centri nazionali, come quello citato nella domanda (e parzialmente presentati nel rapporto ufficiale già citato, https://www.agentifisici.isprambiente.it/component/phocadownload/category/285.html?download=482 [14]).

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