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Martedì, 29 Novembre 2022
Segnalazioni Centro / Piazza Trento e Trieste

Ottantotto anni fa nasceva l'Opera Nazionale Dopolavoro, oggi è sede del museo universitario [FOTO]

In piazza Trento e Trieste il 24 novembre 1934 l'inaugurazione dell'edificio in cemento armato strutturale. Fu uno dei primissimi esempi in Italia, il primo certamente in Abruzzo, di edificio del circuito Ond

Ottantotto anni ed un primato: quello dell’essere stato uno dei primissimi esempi in Italia, il primo certamente in Abruzzo, di edificio del circuito Ond [Opera nazionale dopolavoro] in cemento armato a struttura portante. Porta la firma autorevole dell’ingegner Camillo Guerra [Napoli 1889 - 1960] il palazzo di piazza Trento e Trieste, ora sede del museo Universitario d’Abruzzo, espressione dell’“eclettismo” fascista, esplicitatosi a Chieti “in forme”, spiega l’architetto Vladimiro Furlani in ‘Origini e sviluppo della città contemporanea’ [Teate Antiqua], “che spaziano dal neoclassico al neogotico ed al neoromantico”. Insieme alle 'impronte digitali' di Camillo Guerra, progettista anche della sede storica della Camera di Commercio di Chieti in piazza G.B. Vico, l’edificio recava l’imprinting della Ditta di costruzioni del Cavalier Mario Odorisio, mentre la direzione dei lavori venne curata dall’Ingegner Giuseppe Florio. Allestimenti interni di Giuseppe Granata, impianti della Ditta Di Renzo e Marcantonio. La sua inaugurazione, dopo tempi di costruzione celerissimi per l’epoca, meno di 12 mesi, risale al 24 novembre 1934, esattamente alle ore 17,30 di quel sabato che salutò la più significativa espressione locale dell’architettura intesa “quale celebrazione di un regime politico” [così nel pannello illustrativo, al Museo Universitario, delle caratteristiche e della storia dell’edificio].

Erano gli ‘anni del Consenso’, egualmente viziati dal peccato d’origine della dittatura ma ancora esenti dalle aberrazioni delle leggi razziali e della guerra al fianco della Germania nazista. Che purtroppo arrivarono ben presto. Dalle cronache dell’epoca, rintracciate dopo un certosino lavoro archivistico confortato anche dal ricco materiale fotografico dell'archivio Teresio Cocco, esce fuori l’immagine di una Città che nel 1934 credeva, con limitate, lungimiranti eccezioni, nel verbo mussoliniano, interpretandone l’iconografia ufficiale negli slogan e nelle parate ma anche nel modo di concepire le relazioni tra Stato, Uomo e Partito. Un tutt’uno monolitico nel quale tuttavia si ebbe la premura di salvaguardare il concetto di “nazione”, sebbene strumentale alle logiche del Fascismo, nelle sue varie declinazioni. Riduttivo, sotto il profilo storico, pensare solo alle passerelle in fez e camicia nera che salutarono, con larga partecipazione di folla e schieramento ad effetto delle organizzazioni militari e paramilitari del regime, l’evento dell’inaugurazione dell'immobile alla presenza del responsabile nazionale delle OND, il gerarca Beretta, del prefetto Vicedomini, del segretario del fascio teatino Alberto Nucci, del direttore artistico Ond Rotunno, del commissario al Comune Dau, del “preside” della Provincia Sbraccia, dei deputati Bottari e Pace, del comandante la divisione di fanteria “Gran Sasso” generale Maltese e del comandante il XXIV gruppo Legioni della Mvsn generale Masciocchi. La Chieti di quel periodo esprimeva, infatti, anche un convinto plauso alle politiche del lavoro che sarebbero state varate nel Ventennio. Il lavoro delle origini socialiste “traghettato” ad una formidabile leva di consenso che ne oscurava ogni spinta democratica per rifluire nella pax sociale del corporativismo. “La Casa del Dopolavoro”, si legge nel numero del 24 novembre 1934 de “Il Nuovo Abruzzo” - settimanale del Partito Nazionale Fascista per la Provincia di Chieti -, “è espressione della vita politica e sociale della Nazione Fascista … e testimonia … la passione della Patria … per l’ascensione sociale del lavoro… Con l’orgoglio di avere, qui in Chieti, una delle prime realizzazioni … in questo particolare campo di azione sociale … In questa casa massiccia e gentile trovi il popolo … la fonte di svaghi sereni dopo la quotidiana fatica”. Articolato originariamente in tre piani, il palazzo Ond venne dedicato alla memoria di Arnaldo Mussolini [Dovia di Predappio 11 gennaio 1885 – Milano 21 dicembre 1931], fratello minore di Benito, giornalista - dal 1922 direttore de “Il Popolo d’Italia” -, insegnante di agraria, fervente credente e mediatore nei turbolenti iniziali rapporti fra il Fascismo e la Chiesa Cattolica.

Arnaldo Mussolini scomparve prematuramente per un improvviso infarto. Sempre le cronache dell’epoca accreditano una diretta volontà del Duce alla edificazione e dedicazione ad Arnaldo dell’edificio Ond provinciale sul sito posto in piazza Trento e Trieste, alla confluenza dell’allora Via Roma col Viale IV Novembre, per l’innanzi ospitante un elegante immobile deputato a bagni pubblici cittadini. Uffici, sale riunioni e salottini, una “bella ed ariosa biblioteca” alla quale si aveva accesso esterno dalle scalinate elicoidali che cingono gli imponenti fasci littori [le scuri vennero abbattute nell’immediato dopoguerra, ndc], sale giuoco [carte, biliardo, bocce] e discipline ginniche [compresa la scherma], laboratori teatrali, una terrazza panoramica per manifestazioni all’aperto che, tra altri eventi, ospitò il Gran Concerto Città di Chieti, ossia la banda musicale più nota del mondo, al suo rientro da una riuscitissima tournée negli Stati proprio nei giorni successivi alla inaugurazione del complesso dopolavoristico. L’attuale assetto interno è mutato, per effetto della creazione di un livello intermedio che porta a quattro i piani utilizzabili per le prestigiose finalità di scienze biomediche ed antropologiche dell’Università Gabriele D’Annunzio che dal 21 marzo 2005 è divenuta l’illustre ospite del Palazzo Arnaldo Mussolini. Al “cambio”, un museo al posto di un dopolavoro, quantunque referenziato per attività ed organizzazione, è un investimento in Cultura certamente più remunerativo. Ma sarebbe un errore consegnare alla ‘damnatio memoriae’ le vicende di questo scatolone futurista che scandì i ritmi cittadini per quasi dieci anni. Dopo un periodo di decadimento, l’immobile Ond divenne Enal [Ente Nazionale Assistenza Lavoratori] che poi il Demanio, con verbale dell’8 GIU 1979, ascrisse formalmente alla proprietà della Regione Abruzzo ai sensi della L. 641/78 e DPR 31 MAR 79. Nelle more della ricerca della nuova e definitiva identità museale, l’immobile aveva attraversato fasi di utilizzi disomogenei. Ospitò nel piano semiinterrato il mitico Garden Cine, chiuso nel 1980 ed ora sede dell’auditorium museale, venne eletto a plesso scolastico, per classi del Liceo Scientifico e della Scuola Materna, ed amministrativo [nel 1990 divenne sede dello IARES]. Nel 1991 scoppiò un incendio che ne compromise l’agibilità. Nel 1995 la definitiva riconsegna materiale alla Regione che lo “reinventò”, modificandone la struttura interna per adeguare i carichi strutturali alla vigente normativa. Dal 21 marzo 2005 è sede del Museo di Storia delle Scienze Biomediche, divenuto poi Museo Universitario dell’Ateneo Gabriele D’Annunzio.

Ai suoi vertici una eccellenza nel ramo, quel professor Luigi Capasso che fu uno dei primi studiosi di respiro internazionale a studiare la Mummia del Similaun, familiarmente “Otzi”, rinvenuta il 19 settembre 1991 in Trentino-Alto Adige a 3213 s.l.m., per pochi metri in territorio italiano, sul confine con l’Austria. Luigi Capasso, la cui equipe è in questi giorni impegnata nella ricostruzione del profilo biologico delle “Principessa Marrucina” [III-IV secolo a.C.], i cui resti ossei come si ricorderà vennero rinvenuti a dicembre del 2021 nell’ambito degli scavi di archeologia preventiva a margine dei lavori di riqualificazione di Piazza San Giustino, auspica che “il processo di valorizzazione del Palazzo ex OND, culminato con la sua elezione a sede museale universitaria, possa ora continuare in un contesto di apertura su Piazza Trento e Trieste al fine di restituire centralità all’immobile, ora sacrificato nella sua fruibilità sinergica col contesto architettonico circostante da un parcheggio e da un edicola… L’edifico deve poter tornare ad abbracciare, con le sue due scalinate monumentali che si aprono fisicamente proprio sulla Piazza, uno snodo vitale della vita cittadina”. Dunque, senza le “superfetazioni” che ne impediscono la corretta “lettura”. Una posizione, questa, condivisa da Comune e Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio Chieti-Pescara che su questo argomento si stanno confrontando da tempo per l’individuazione delle idonee soluzioni. “Si tratta di uno spazio”, spiega l’architetto Aldo Pezzi, funzionario dell’Ente di Tutela, riferendosi a Piazza Trento e Trieste, “che ha perso la sua funzione storica ed aggregativa divenendo in quanto esclusivo crocevia stradale luogo di caos”. L’architetto Pezzi, nel ricordare che “l’intero sito, e non solo l’edificio ex OND, è tutelato per la sua rilevanza monumentale”, plaude al confronto con l’amministrazione comunale con la quale, nella persona dell’assessore ai lavori pubblici Stefano Rispoli, si sarebbe già in linea di massima convenuto “di alleggerire la pressione carrabile cui l’intera Piazza è sottoposta e prevedere zone pedonali capaci di restituire respiro e decoro alle monumentalità”. In tale scenario, la Chiesa della “SS Trinità”, l’ingresso del Pontificio Seminario, ora Seminario Regionale, Pio X e l’ex OND potrebbero godere di un assetto sostenibile, prevedente anche il collocamento in loco di uno o di entrambi i lampioni monumentali [1937], anch’essi tutelati come beni di interesse storico, che sono in procinto di essere rimossi da Piazza San Giustino.

[Fonti: - Museo Universitario dell’Ateneo “Gabriele D’Annunzio”, nelle persone di: Direttore Prof. Luigi Capasso, bibliotecarie Assunta Paolucci ed Antonietta Di Fabrizio, responsabile laboratorio fotografico Donatella Del Pizzo, stampatore Luciano Lullo - Biblioteca Regionale “A.C. De Meis”, personale di sala e responsabile abruzzesistica Dr. Lorenzo Gentile - Archivio di Stato di Chieti, personale di sala e Direttore Dr. Pietro Federico - Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Chieti-Pescara, nella persona del Soprintendente Cristina Collettini e del funzionario architetto Aldo Giorgio Pezzi - Comune di Chieti, nella persona del Sindaco Dr. Pietro Diego Ferrara e dell’Assessore ai Lavori Pubblici, Dr. Stefano Rispoli - Genio Civile Chieti, Ing. Gianni Masciarelli - “Venti anni di Museo universitario a Chieti”, Quaderni Universitari a cura di Luigi Capasso, èDICOLA ed., 2014 - “Tradizione e Modernità”, l’Architettura del Ventennio fascista in Chieti e Provincia, Tinari edizioni, 2003 - “Origini e sviluppo della città contemporanea” di Vladimiro Furlani, in ‘Teate Antiqua – La Città di Chieti’, Vecchio Faggio ed., 1991 - Università degli Studi “Gabriele D’Annunzio”, Facoltà di Architettura, Tesi di Laurea “Il Palazzo del Dopolavoro di Chieti – Analisi storica nella prospettiva della conservazione”, Laureando Luciano Sciannamea, Relatore Arch. Claudio Varagnoli, Correlatore Ing. Claudio Valente, anno accademico 95-96 - Archivio fotografico e consulenza Teresio Cocco, Chieti - “Chieti, Passato-Presente e … Futuro”, di Raffaele Bigi, Carabba ed., 2012]

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