Hans Brasch, il pittore ebreo tedesco internato nel campo fascista di Casoli: la testimonianza di Iolanda Cagnina

In Abruzzo ha continuato la sua attività, che lo portò a incontrare Iolanda Cagnina

 

Hans Brasch, è stato un pittore tedesco, famoso per i suoi ritratti. Attivo nei primi anni del ‘900, Brasch, il cui nome è stato italianizzato in Giovanni, è stato deportato nel campo di concentramento fascista di Casoli.

E in Abruzzo ha continuato la sua attività, che lo portò a incontrare Iolanda Cagnina, all’epoca 9 anni. Fece un ritratto della bambina, ancora oggi gelosamente conservato e ora in possesso di Giuseppe Lorentini, autore della ricerca sulla storia del campo di concentramento di Casoli, a cui l’ha donato.

Di seguito vi proponiamo la storia che ha unito il destino di Hans Brasch e Iolanda Cagnina in Abruzzo.

Iolanda e il suo ritratto del 1940. La storia di Hans Brasch pittore ebreo tedesco internato nel campo fascista di Casoli 

Iolanda Cagnina, classe 1931, amabile signora di Roma, con l’emozione e l’entusiasmo che la contraddistinguono non perde tempo a telefonare a sua nipote dopo aver appreso la scorsa domenica dalla stampa locale abruzzese, che un giovane studioso, Giuseppe Lorentini autore della ricerca sulla storia del campo di concentramento fascista di Casoli, ha messo a disposizione tutta la documentazione relativa sul sito campocasoli.

Così con determinazione incarica la nipote Rita di mettersi immediatamente in contatto con lo studioso, perché deve raccontargli la storia del pittore ebreo tedesco Giovanni Brasch che la ritrasse all’età di nove anni nel 1940.

La signora possiede ancora il quadro che ha deciso di donare a Lorentini affinché egli possa conservare la memoria e la storia di Hans Brasch.

Ebreo tedesco nato nel 1890, diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Berlino, il cui nome fu italianizzato dal regime fascista in “Giovanni” risiedeva a Trieste ma il 9 luglio 1940, dopo la retata di arresti degli ebrei stranieri del 15 giugno 1940 per ordine del capo della polizia Arturo Bocchini, dal carcere Coroneo triestino fu deportato al campo di concentramento di Casoli in provincia di Chieti insieme ad altri 50 “ebrei stranieri” tutti residenti a Trieste.

La “zia” Iolanda ha ancora un lucido ricordo di quegli anni. Nata a Priverno si traferì da Roma in Abruzzo all’età di 8 anni perché il padre, cancelliere di cassazione, per non “mettersi la camicia nera” fu trasferito a Casoli presso la locale Pretura.

Con l’entrata in guerra dell’Italia fascista iniziò anche l’internamento civile di quelle categorie che il regime perseguitava: ebrei, antifascisti, stranieri “indesiderabili”, rom e sinti (“zingari”), slavi, sudditi nemici.

Il pittore Brasch, durante il suo internamento, produsse delle opere, molto probabilmente per conto delle personalità più importanti del luogo. Nel maggio del 1942 tutti gli ebrei dal campo di Casoli furono trasferiti nel campo di Campagna in provincia di Salerno. L’ultima documentazione disponibile negli archivi ci conferma la presenza di Brasch a Campagna nel gennaio 1945.

“È stata una grande emozione – dice Lorentini – ricevere la mail della signora Rita che voleva mettermi a disposizione la testimonianza di sua zia e donarmi il quadro del pittore che fu internato nel campo di Casoli”.

Tutto ciò lo porta ad approfondire la ricerca e capire cosa fosse successo a Brasch. Ed è così che viene a scoprire che a Salerno il pittore Angelo Batti (classe 1933) è stato allievo nello studio dell’acquarellista tedesco Giovanni Brasch.

Lorentini non esita a scrivere al maestro Batti che risponde immediatamente con una preziosa testimonianza: «riguardo il carissimo Giovanni Brasch, quello che posso dirle, lo conobbi a Salerno, dove allora abitavo, nel lontano 1955. Diventammo subito amici e si dipingeva insieme traendo scorci ovunque. Conservo ancora gelosamente la tavolozza che mi regalò, l’eccellente caricatura che mi fece e, alcuni bozzetti sia suoi che miei del suo ritratto a matita fatto in treno mentre s’appisolava. Quello che ricordo, il suo triste racconto di tutti i suoi familiari trucidati... restando lui, unico superstite dell’intera famiglia sfuggendo alla cattura. E così, diceva... d’aver attraversato sia a piedi che con mezzi di fortuna, paesi e città, sino ad arrivare a Salerno, dove trovò ospitalità presso una famiglia ubicata nel Vicolo della Neve. Questo è quanto mi sovviene riguardo Giovanni Brasch: ottimo acquerellista, buon amico ed eccellente suonatore di violino».

Soddisfatto anche il sindaco di Casoli Massimo Tiberini che da diversi anni si trova impegnato con la sua amministrazione a recuperare i Luoghi della memoria dell’ex campo fascista e di fronte a questa nuova scoperta aggiunge che “appare evidente come Lorentini stia portando avanti con passione e impegno civile questo grande progetto di ricerca storica e conservazione della memoria nella nostra cittadina, che grazie al suo portale campocasoli oggi si va ad arricchire di nuove testimonianze e nuovi documenti”.

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