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D'Annunzio pubblicitario e linguista: tutte le parole inventate dal Vate

Dal dolce parrozzo ai marchi commerciali, passando per il corpo nazionale dei vigili del fuoco, fino al nome Ornella, personaggio della tragedia La figlia di Jorio

A 155 anni dalla sua nascita, il 12 marzo 1863, forse non tutti sanno che Gabriele d’Annunzio, oltre che poeta e scrittore, fu pubblicitario e linguista ante litteram. A lui si deve la creazione di parole diventate oggi di uso comune, dal “tramezzino”, così battezzato dal Vate che ordinò un sandwich farcito al tavolino di un bar torinese, allo scudetto, croce e delizia di tutti gli appassionati di calcio. 

Ma, oltre alle parole di uso comune, il poeta che frequentò il ginnasio G.B. Vico a Chieti, inventò marchi che esistono ancora oggi e sono tra i prodotti di consumo più diffusi in Italia. Oltre al parrozzo, il “pan rozzo” tipico dolce abruzzese, il Vate denominò i magazzini La Rinascente, i biscotti Saiwa, l’amaro Montenegro e l’amaretto di Saronno. 

E poi, come detto, battezzò il tramezzino, paninetto da ordinare “tra” o “in mezzo” ai pasti, triangolo di pancarrè morbido senza bordi, farcito inizialmente con burro e acciughe.

Quanto allo scudetto, applicato dal 1925 sulle maglie della squadra che vince il campionato italiano di calcio. Fu d’Annunzio a idearlo, facendo applicare un simbolo simile alla divisa indossata dagli italiani nel corso di una partita di calcio durante l’occupazione di Fiume. 

Il genio dannunziano coniò anche il termine “velivolo”: “che va e par volare con le vele”, precisò. E persino “automobile”, termine maschile in quasi tutte le lingue e, fino a metà negli anni Venti, anche in italiano. Ma d’Annunzio cambiò il genere del veicolo, argomentando così: “automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza”.

Persino i vigili del fuoco devono il loro nome all’intuizione di d’Annunzio. Il corpo nazionale nacque nel 1935, con il nome di “pompieri”, ispirandosi ai francesi “pompiers”. Ma, quando nel 1938 il regime fascista impose l’autarchia anche sulla lingua, fu necessario trovare un nuovo nome ai pompieri. E il Vate coniò così “vigili del fuoco”. 

Ultima, ma non per ordine importanza, invenzione linguistica del poeta fu persino il nome proprio di Ornella, personaggio della tragedia “La figlia di Jorio”, del 1904. Prima di allora, non c’erano donne battezzate con questo nome. 

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