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Temuto oggi, venerato nell'antichità: perché il cinghiale è il simbolo della provincia di Chieti?

In latino cinghiale si dice “aper”, il che spiegherebbe, secondo alcuni, l’etimologia del nome Abruzzo. Inoltre, nell’antichità, il cinghiale non veniva considerato solo un invitante animale da selvaggina o il pericolo maggiore, ma un “porco selvatico”, dunque nobile

Si trova sullo stemma ufficiale e disegnato sotto i portici del palazzo della prefettura, calpestato ogni giorno da centinaia di piedi. Il cinghiale, simbolo della provincia di Chieti e protagonista dello stemma ufficiale, è uno degli animali simbolo del territorio. 

Oggi, purtroppo, l’ungulato è fin troppo spesso protagonista delle cronache, perché prolifica incontrollato al punto da diventare un pericolo reale per la sicurezza degli automobilisti e per l’economia, quando si spinge a devastare le coltivazioni. Ma perché, da tempo, è nello stemma della provincia di Chieti?

Ha risposto al quesito Luisa Gasbarri, saggista e sceneggiatrice teatina, che tre anni fa ha pubblicato per Newton Compton editori “101 perché sulla storia dell’Abruzzo che non puoi non sapere”. Nel capitolo dedicato al cinghiale chietino, l’autrice rievoca la forte simbologia e le sue connessioni alla mitologia. 

In primo luogo, in latino cinghiale si dice “aper”, il che spiegherebbe, secondo alcuni, l’etimologia del nome Abruzzo. Inoltre, nell’antichità, il cinghiale non veniva considerato solo un invitante animale da selvaggina o il pericolo maggiore, ma un “porco selvatico”, dunque nobile. E il maiale, simbolo di fertilità, era il compagno sacro della Grande Madre, la terra. 

Inoltre, nell’antichità, molte tribù lo utilizzavano come animale simbolo della forza in battaglia, proprio per il suo carattere selvaggio.

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