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Lo champagnino abruzzese è il drink di tutte le estati

Diluivano il vino gli antichi greci, mescolando il vino all’acqua fredda, per non offuscare troppo le menti. E lo facevano anche i romani

Lo champagnino è il drink più richiesto sulla riviera adriatica. L’aperitivo preferito della terra abruzzese, il più dissetante e fresco ma anche leggero, per trascorrere una giornata in compagnia.

Eppure lo champagnino non è altro che “vino annacquato”, una miscelazione che ha origini molto antiche ma che continua a piacere ai più, sia al bar che a casa.

Diluivano il vino gli antichi greci, mescolando il vino all’acqua fredda, per non offuscare troppo le menti. Lo facevano anche i romani. E in realtà lo hanno fatto molti altri anche in tempi più recenti. Lo spritz, ad esempio, era originariamente preparato con vino bianco e un po’ di seltz.

Ma come si prepara lo champagnino abruzzese? Con vino e gassosa, con tre quarti del primo e un quarto della seconda. C’è anche chi preferisce la versione metà e metà. Il vino da preferire è il Trebbiano d’Abruzzo.

La gassosa, a tal proposito, ha origini contadine molto antiche. Veniva preparata in casa con acqua, zucchero e limone, conservata in bottiglie messe al sole affinché il tutto fermentasse. Veniva poi consumata con altri liquidi, meglio se con il vino della casa.

Perché si chiama champagnino? Semplicemente perché si trattava dello champagne dei poveri, un modo per fare il verso a una bevanda decisamente low cost.

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