Venerdì, 18 Giugno 2021
Scuola

Un ragazzo su 3 non è in grado di scaricare un file dalla piattaforma della scuola

L'indagine di Save the children sulla "povertà educativa digitale" è stata condotta anche a Chieti. Le ragazze se la cavano meglio dei ragazzi

In Italia uno studente su 3 non ha un tablet a casa e uno su 7 neanche un pc, mentre  il 29,3% dei “nativi digitali” non sa scaricare file dalla piattaforma scolastica: sono i dati più rilevanti della prima indagine pilota sulla povertà educativa digitale realizzata da Save the Children e che ha coinvolto anche alcuni istituti comprensivi di Chieti.

Il questionario è stato somministrato ad un campione di 772 ragazzi di 13 anni, che frequentano l’ultima classe della scuola secondaria inferiore, in 11 città e province italiane: Chieti, Ancona, Mestre, Milano, Napoli, Udine, Palermo, Roma, Torino, Velletri, Sassari. La selezione delle scuole è stata realizzata al fine di ottenere un campione con sufficiente variabilità, in relazione alla condizione socioeconomica delle famiglie, il genere, l’accesso agli strumenti digitali a casa ed a scuola; e quindi poter osservare in modo adeguato la povertà educativa digitale ed i suoi possibili fattori predittivi.

Dall’indagine emerge anche che, prima della didattica a distanza,  l'82% degli intervistati non aveva mai utilizzato il tablet a scuola, mentre il 54% del campione vive in abitazioni dove ciascun membro della famiglia ha a disposizione meno di un dispositivo. E ancora: il 32,8% del campione analizzato non sa utilizzare un browser per l’attività didattica e l’11% non è capace di condividere uno schermo durante una chiamata con Zoom.

Le ragazze se la cavano meglio dei ragazzi: il 17% delle giovani studentesse non sono in grado di rispondere correttamente a più della metà delle domande proposte per valutare le competenze sugli strumenti digitali, né tantomeno eseguire semplici operazioni contro il 22% dei ragazzi.

Le scuole sono state reperite, quindi, in particolari aree geografiche, in base a parametri relativi alle condizioni di reddito, educative ed occupazionali delle famiglie, nonché la presenza di programmi volti a promuovere l’educazione digitale condotti sia dalle scuole stesse che dai partner di Save the Children. 

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