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I test salivari per la diagnosi del Covid-19 sono efficaci? La parola agli esperti

Nei test salivari il virus viene ricercato immediatamente. Ecco perché sarebbero l'alternativa rapida al tampone

Tra i test rapidi per la diagnosi di infezione del cosiddetto Covid-19, in questi giorni si parla molto di quello salivare che rivelerebbe, in meno di 5 minuti, la presenza del virus nel paziente. Se si forma una banda il soggetto è negativo, se si formano due bande lo stesso è positivo. Ma è davvero così facile?

Lo abbiamo chiesto agli esperti dell’associazione teatina Docemus, presieduta dal medico patologo Giuseppe Nubile, che ricorda come anche per i test diagnostici per il Covid-19 i metodi di ricerca sono soltanto due (mentre per ciascuno dei due vi sono numerose tecniche applicative di evidenziazione).

Il primo metodo è quello diretto di ricerca dell’antigene: le diverse tecniche di indagine sono indirizzate direttamente alla evidenziazione della presenza del virus (l’antigene, appunto) nel materiale clinico; il secondo metodo è definito indiretto perché non ricerca il virus ma le sostanze che  l’organismo ha prodotto in risposta al contatto con il virus  e cioè gli anticorpi.

“I test basati sul metodo diretto – spiegano i professori -  ci danno una fotografia istantanea della situazione nel singolo soggetto: il virus è presente (test positivo) o assente (test negativo) al momento del prelievo. La ricerca del SRS-CoV-2 su materiale prelevato con tampone naso-faringeo è l’unico test diretto attualmente in uso assieme al test salivare. Mentre i test basati sul metodo indiretto (prelievi di sangue) sono una retrospettiva dell’eventuale contatto tra virus e ospite (il nostro organismo): se positivi dicono che nei giorni/settimane/mesi precedenti quel soggetto è venuto a contatto con il virus e in questo caso alcuni (non tutti) tra i diversi test disponibili possono dare indicazione orientative sulla cronologia del contatto”.

Quali sono le differenze principali tra le due ricerche dirette, ovvero il tampone naso-faringeo e il test salivare? 

“Nel primo il virus viene ricercato con tecniche di amplificazione molecolare il che significa che anche pochissimi virus eventualmente presenti sono “moltiplicati” prima di essere ricercati: questo tipo di test è quindi molto sensibile (è positivo anche in soggetti portatori di pochi virus) ma necessita di macchine complesse e di tempi lunghi di esecuzione. Può risultare falsamente negativo se il tampone naso-faringeo non viene prelevato a regola d’arte. Nei test salivari il virus viene ricercato immediatamente, cioè senza amplificazione. Per questo motivo non richiede attrezzature di laboratorio, è di rapida esecuzione e non è dipendente dalle modalità di prelievo del materiale”. 

Alla luce di queste considerazioni, il test salivare sembrerebbe quello ideale, ma al momento gli esperti invitano alla cautela. “Potenzialmente lo è  – afferma il professor Nubile  - ma ad oggi sono stati pubblicati sulle riviste scientifiche solo quattro articoli che descrivono capacità di questi test di evidenziare soggetti veri positivi (buona sensibilità del test) ma una più elevata percentuale di soggetti falsamente positivi (bassa specificità). Basare la decisione di utilizzare questo test su vasta scala solo sulla rapidità di risposta potrebbe un errore. Meglio aspettare il consolidamento delle informazioni scientifiche – suggerisce - che, verosimilmente saranno più numerose e attendibili già nelle prossime settimane”. 

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