Sabato, 15 Maggio 2021
Salute

Prevenzione Alzheimer, ricercatori della “d’Annunzio” in prima linea: a breve test ematici

I professori Onofrj e Sensi: “Siamo al centro di una rivoluzione diagnostica e terapeutica"

Ricercatori e laboratori dell’università “Gabriele d’Annunzio” in prima linea nella prevenzione dell’Alzheimer. Dal Dipartimento di neuroscienze, imaging e scienze cliniche annunciano che a breve saranno dei test ematici che potrebbero rivoluzionare il percorso diagnostico della malattia di Alzheimer perché, secondo gli studi, sarebbero in grado di rilevare la proteina che ad oggi si ritiene possa indicare con maggiore accuratezza la progressione del processo degenerativo che sottende alla demenza di Alzheimer. 

“È un’evoluzione importante del percorso diagnostico - spiega il professor Stefano Sensi, ordinario di Neurologia e direttore del Dipartimento della d’Annunzio -, un importante passo avanti che ci avvicina a diagnosi precoci e differenziate, processo fondamentale per gestire l’arrivo oramai vicino di terapie disease-modyfing, cioè capaci di mutare il decorso della malattia. Si tratta, è bene ricordarlo, di trattamenti costosi e che possono funzionare su sottotipi selezionati di pazienti. È questo il fine ultimo dello sforzo congiunto che il nostro Ateneo sta portando avanti nell’ambito di un’azione sinergica interaziendale che vede al centro la clinica Neurologica dell’ospedale di Chieti, diretta dal professor Marco Onofrj, e la rete per le demenze dell’Asl di Pescara e che che vede coinvolti i ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze e Imaging, dell’Itab, e del Cast della d’Annunzio,che stanno contribuendo al processo con ricerche e diagnostiche avanzate”.

Una di queste è un recente studio, curato dal professor Onofrj e dal professor Sensi, che impiega l’intelligenza artificiale e tecniche di “machine learning” per predire la conversione a malattia di soggetti in fase presintomatica.

“Siamo al centro di una rivoluzione diagnostica e terapeutica - sottolineano i professori Onofrj e Sensi- che finalmente potrebbe impattare sulla vita dei nostri pazienti e dei loro familiari. E’ bene ricordare che nessuna metodica sarà da sola risolutiva. L’accuratezza diagnostica e l’individuazione di strategie terapeutiche mirate verranno solo dal combinato di sempre più accurati test di valutazione neuropsicologica, ricerca di proteine alterate nel liquido cerebrospinale (come la tau o l’amiloide) e neuroimaging (risonanza magnetica, tomografia a positroni, eccetera) dall’altra. Siamo finalmente vicini alla possibilità - di selezionare in maniera sempre meno invasiva, economica ed efficace soggetti non ancora dementi da avviare a trattamento precoce sia di carattere farmacologico sia, non primi fra tutti, gli interventi sul lifestyle e sui fattori di rischio modificabili”.
 

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