Gioco d'azzardo, il covid-19 non ha fermato le attività del Ser.D

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata dall'equipe Piano Gap del Ser.D Asl2 Abruzzo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

È la sera del 9 marzo e Giuseppe Conte annuncia agli italiani che “non c’è più tempo”, sono troppe le vittime per il covid-19, perciò dal 10 marzo un nuovo decreto e lockdown. L’11 marzo l’OMS sentenzia: è pandemia. Il Paese si chiude e si ferma, ma non i servizi essenziali. La riorganizzazione del lavoro sarà da questo momento fondamentale.

La dottoressa Paola Fasciani, direttore del Servizio Dipendenze Patologiche (Ser.D) della Asl 02 Lanciano-Vasto-Chieti, la dottoressa Grazia Russo, referente aziendale GAP, e la Dottoressa Sara Cappellone, Coordinatrice del progetto GAP della Cooperativa “La Rondine”, danno il via alla modalità di lavoro a distanza per gli operatori del nostro gruppo. Insieme ci rimbocchiamo le maniche: lavoro di squadra, videoriunioni e interminabili telefonate ci permettono nel giro di 48 ore di “trasformare ma non fermare” il nostro lavoro nell’ambito dei servizi dedicati alle persone affette da disturbo GAP (Gioco d’Azzardo Patologico). Suddivisione dei compiti, procedure nuove e dal 12 marzo siamo tutti operativi in questa nuova modalità. Il nostro slogan è qui a vincere sei tu, ma adesso  l’hashtag da aggiungere è #nonvilasciamosoli. Già, perchè in questi due mesi di intenso lavoro a distanza, non solo abbiamo supportato attraverso le varie professionalità i nostri pazienti, ma siamo entrati nelle loro case, abbiamo condiviso nel vero senso della parola gioie e dolori. Durante le videochiamate ci siamo raccontati momenti di vita vera, qualche volta anche condividendo una tazza di caffè a distanza. Abbiamo assistito a piccoli grandi “miracoli” chiamati impegno, cambiamento, apertura, resilienza, riscoperta, risorsa...


Sostegno psicologico individuale, di gruppo, familiare e di coppia, attività di counseling,  tutoraggio economico, gruppi codipendenza e prevenzione delle ricadute, gruppi AMA (auto mutuo aiuto) e AAG (aiuto ascolto gap), servizio numero verde help line intensificato e attivo 8 ore al giorno sette giorni su sette. Tutto grazie ai supporti tecnologici e telematici: chiamate, videochiamate, chat, mail. Nessuno è stato lasciato da solo. Abbiamo cercato di “raggiungerli” in tutti i modi possibili e in base alle loro disponibilità strumentali e ad oggi possiamo dire con soddisfazione di aver ricevuto più di quanto abbiamo dato. 


In questo periodo ho raccolto le testimonianze delle mie colleghe e ne è venuto fuori che tutti i pazienti hanno ben accolto la nuova modalità di lavoro del servizio e hanno saputo ben gestire “gli incontri”, molti di loro sono stati sempre presenti. Sono state proposte diverse attività da fare insieme, come per esempio parlare di tematiche generali di vita sorteggiando durante la videochiamata di gruppo dei biglietti sui quali c’erano scritte parole come paura, gioia, tristezza, solitudine, coraggio, speranza e affrontare questi temi in riferimento al momento storico che stiamo vivendo e al loro percorso personale di recupero. Inoltre molte altre cose proposte riguardano il tempo a disposizione in questa quarantena da impiegare in nuove attività, come ad esempio per chi non aveva mai letto un libro far nascere la curiosità verso la lettura e la voglia di acquistare un libro online. Un altro paziente ha deciso di dedicarsi all’intaglio della frutta, interesse sempre avuto ma nel quale non si era mai cimentato, ottenendo tra l’altro dei bellissimi risultati. Qualcun altro si è dedicato alla musica, un paziente ha addirittura scritto una canzone “per l’Italia” insieme a suo nipote rapper, un altro alla passione per i film davanti ai quali, confessa, di commuoversi terribilmente, in preda alla sua necessità di esternare con il pianto le proprie emozioni contrastanti. Insomma, c’è chi attraverso la musica ha recuperato il dialogo con i propri figli, chi in cucina la complicità con il proprio partner, chi ha rimesso in piedi il muretto di casa e chi si è imbiancato da solo tutte le stanze, e c’è chi si è riappropriato della propria vita attraverso il ripristino degli spazi in casa, riordinando e sistemando anni di accumuli e non curanza. Chi si è improvvisato panettiere, chi pizzaiolo e chi invece pasticcere. Oppure chi semplicemente ha riscoperto la bellezza di vedersi un film insieme alla propria famiglia sul divano o ancor più, e questo è quello che mi ha colpito, chi ha scoperto che si poteva semplicemente spegnere durante il pranzo e la cena la tv e ritrovare uno spazio di condivisione e di comunicazione.


Tante storie, tante vite. Un unico comune denominatore: l’aver riscoperto la bellezza della condivisione della quotidianità, un aspetto che tendiamo a dare troppe volte per scontato durante il tran tran quotidiano. Proprio in questa cornice ognuno si è riscoperto unico e indispensabile. 


Permettetemi due ultime riflessioni: la prima, è di aver riconosciuto nella famiglia, nella moglie, in un compagno o in un amico una risorsa inestimabile e fonte di aiuto e supporto in questo loro percorso di cura; la seconda è aver acquisito la consapevolezza di come si può organizzare, con tante attività tutto sommato semplici e creative, in modo più costruttivo e funzionale il proprio tempo libero.


Molte cose si sono mosse in questi giorni pur restando fermi, tante altre “sono in cammino”. Noi del gruppo GAP siamo fieri ed orgogliosi di esserci e di condividere questo percorso tanto faticoso quanto emozionante insieme ai nostri pazienti. #nonvilasciamosoli...
 

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