Coronavirus, letalità più bassa in Germania? Schael e Moirano: "Non è legata al numero di posti letto in Terapia intensiva"

Il direttore della Asl e quello dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali rispondono alle domande sulla differenza di letalità tra Italia e Germania

Perché in Germania la letalità del coronavirus è più bassa rispetto all’Italia? A rispondere sono il direttore generale della Asl Thomas Schael e il direttore dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali Fulvio Moirano in un’intervista pubblicata dal Quotidiano sanità.

La letalità, ovvero il rapporto tra il numero di deceduti e il numero di malati a causa della stessa malattia è differente tra i due Paesi e secondo i due esperti la spiegazione non sarebbe legata all’alto numero di posti letto di Terapia intensiva della Germania.

“Semmai questa attuale differenza, che potrebbe non essere confermata nel tempo, è da attribuire a una migliore gestione sul territorio e a maggiore disponibilità dei dispositivi di sicurezza e di ventilatori già all’inizio dell’epidemia e infine per l’aver attivato adeguata tracciabilità informatica dei positivi”

I dati dicono che al momento la letalità apparente per Italia si attesta al 12%, per la Germania al 2% ma secondo i due direttori non vi è la certezza che il metodo di codifica sia uguale nei due Paesi.

“Noi – aggiungono - abbiamo effettuato il test diagnostico solo su particolari tipologie di soggetti che qui per brevità chiameremo sintomatici evidenti (e quasi identificabili già solo con la clinica), mentre in Germania sono i cittadini tedeschi a decidere se e dove fare il test. I cittadini tedeschi si possono rivolgere al proprio medico di famiglia e alla continuità assistenziale per avere la prescrizione del tampone Covid-19”.
 

In Italia, seguendo le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, sono stati invece effettuati al 10 aprile circa la metà dei tamponi della Germania su pazienti fortemente sintomatici e sui contatti stretti. 

Sul fatto che la diversa letalità sia legata alla dotazione dei posti letto in Rianimazione Schael e Moirano, pur non negando i tagli subìti dal sistema sanitario in Italia, fanno presente che oggi con il Covid si è passati a circa 9.500 posti letto in Terapia intensiva (a gennaio scorso ne erano 5300) in Germania la dotazione di posti letto prima dell’epidemia era di circa 28.000 ma la stessa comprende anche i posti letto di UTIC, di Terapia Intensiva Neonatale e di Terapia Sub-intensiva.
 

“È probabile che quando sarà possibile effettuare analisi epidemiologiche sulla circolazione del virus nelle due popolazioni (Germania e Italia) attraverso analisi di sieroprevalenza affidabili – spiegano - si vedrà che la circolazione del coronavirus all’inizio dell’epidemia sarà stata notevolmente più elevata in Italia rispetto alla Germania. D’altra parte, essendo l’età media dei positivi in Germania di 45 anni e in Italia di 62 non stupisce che in Germania (pur con una popolazione di 82 milioni e in Italia di 60) vi siano oggi solo 2.321 pazienti Covid in T.I, come risulta dal registro DIVI (Deutsche Interdisziplinäre Vereinigung für Intensiv- und Notfallmedizin)”.
  

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Per i due direttori risulta quindi evidente che la differenza di letalità tra i due Paesi probabilmente è solo apparente e comunque  non  legata all’alto numero di posti letto della Germania. 

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