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Visita dei 5 stelle all'ospedale di Ortona, il direttore sanitario: "Nessun insulto o invito ad andarsene"

Di Vito replica a quanto raccontato dai consiglieri Smargiassi e Taglieri dopo l'ispezione di ieri al Bernabeo

Dopo la visita ispettiva all'ospedale Bernabeo di Ortona dei consiglieri del Movimento 5 Stelle Francesco Taglieri e Pietro Smargiassi, arriva la replica Fernando Di Vito, responsabile della Direzione medica, che vuole puntualizzare alcune delle osservazioni dei due esponenti politici in merito al colloquio avuto con lui. Di Vito accusa

non si può lasciar correre se viene distorta la realtà dei fatti a uso strumentale.

I pentastellati avevano raccontato che Di Vito non li avrebbe accolti con piacere, ma anzi avrebbe alzato i toni, invitandoli ad andar via e addirittura mandandoli a quel paese. Il responsabile della Direzione medica racconta infatti di aver sì ricevuto i due consiglieri, che volevano andare in chirurgia, ma di aver spiegato loro che in ospedale non erano presenti né il primario, né un suo sostituto e che dunque avrebbero potuto parlare con lui

C'è stata, dunque, una chiara volontà da parte mia di andare incontro all'esigenza manifestata di dare informazioni sulle attività del presidio e non di omettere o vietare alcunché, come invece denunciato dal consigliere. A fronte, poi, della scelta di recarsi comunque presso l'unità operativa, ho raccomandato, sicuramente con toni fermi, di riferire con onestà l'esito della visita, memore di una precedente esperienza nella quale lo stesso interlocutore, non avendo rilevato particolari criticità da denunciare, sui media aveva enfatizzato e censurato un unico aspetto, davvero di poco conto, e presentato come grave inefficienza dell'ospedale.

Ho una conoscenza di questo ospedale in ogni dettaglio, punti di forza e di debolezza sono noti a me per primo, ma ho il dovere di difenderne l'immagine se viene minacciata da giudizi superficiali e urlati a fini strumentali. Il mio invito di ieri a rappresentare la sola verità, dunque, era legato a questo precedente, perché non si può vedere una cosa e raccontarne un'altra.

I fatti sono questi e gli insulti di cui il consigliere riferisce non appartengono alla mia persona: ho rispetto dei ruoli, di quelli degli altri e del mio, perciò mai ho offeso rappresentanti delle istituzioni, tantomeno ieri, come possono confermare altri dipendenti che erano presenti all'incontro. La passione per il mio lavoro e il senso di appartenenza sono stati scambiati per supponenza, ma quanti mi conoscono, e di esponenti di primo piano della vita politica e amministrativa ne ho incontrati tanti, sanno riconoscere l'onestà e l'impegno che ho sempre messo nella mia attività professionale. E quest'ultimo episodio non fa eccezione.

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