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Villa Santa Maria, il Partito Comunista: "Dalla patria dei cuochi a quella del neofascismo"

Dure accuse da parte del segretario regionale Antonio Felice al sindaco Finamore e all'onorevole D'Alessandro dopo la scritta Dux riapparsa sulla rocca che sovrasta il piccolo paese

Da quando l’amministrazione comunale di Villa Santa Maria, paese di poco più di 1.000 abitanti, noto soprattutto per la sua arte culinaria e per le scuole di cucina, ha deciso di far “riapparire” la scritta Dux sulla roccia chiamata “La Penna” che sovrasta la località, il piccolo comune è salito alla ribalta dei media nazionali e da giorni è polemica.

Al dibattito scatenatosi si aggiunge il cotnributo del Partito Comunista secondo cui si tratta di un’iniziativa “senza dubbio fuori luogo e da condannare, soprattutto, per il risvolto storico avvenuto durante la seconda guerra mondiale, dove un partigiano cercò di cancellare questa scritta ma fu barbaramente trucidato dai mitra delle milizie fasciste prima che potesse completare il suo atto.Per tal ragione riteniamo che riportare alla luce quella scritta non sia una operazione di rimembranza storica ma pura apologia del fascismo” sottolinea il segretario regionale, Antonio Felice.

Che ne ha anche per l’onorevole Camillo D’Alessandro che, tramite un’interrogazione parlamentare, ha chiesto l’intervento del Ministro degli Interni "perché evita di interrogarsi su cosa significa essere antifascisti in un paese che ha cancellato la sua memoria storica equiparando comunismo e nazismo e con una propaganda anticomunista che dura ormai da decenni, con una sinistra che ha abbandonato le classi popolari al loro destino di sfruttamento capitalistico, che ha perso ogni legame sociale con le classi subalterne, che ha lasciato i “deboli” al loro tragico destino di una vita fatta di ricatti in cambio di un “pezzo di pane” per poter vivere”. 

Secondo il segretario dell'Abruzzo del Partito Comunista, ancora, “il fascismo non si sconfigge con un’interrogazione parlamentare né tantomeno per decreto come fece qualche anno fa lo stesso Pd con il decreto Fiano, ma si sconfigge culturalmente non accreditando le falsità storiche che circolano sul ventennio più buio della nostra giovane storia.

Essere antifascisti significa essere anticapitalisti. Infatti, il fascismo da sempre è stato il braccio armato del capitalismo, nato per contrastare il movimento operaio, le sue lotte, le sue conquiste.
Invitiamo il PD e tutta la sinistra in un percorso culturale comune per ristabilire quelle verità storiche che anche loro hanno contribuito a cancellare. Riguardo, invece al sindaco di Villa Santa Maria, ci auguriamo che la sua antica vocazione democratica prevalga sulla tentazione di rispolvero per il periodo più buio della storia di questo Paese. Se così non fosse – conclude - il Partito Comunista interverrà nelle sedi giuridiche competenti per far applicare la Costituzione Repubblicana nata, appunto, dalla resistenza e non dalla restaurazione del più atroce e infame periodo della storia d’Italia”.

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