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Udc: su Dopo di Noi ancora non c'è una risposta

Il capogruppo Udc al Comune di Chieti, dopo l'interrogazione in Consiglio sul centro di accoglienza Dopo di Noi, commenta la vicenda

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

L'assessore De Matteo, con apprezzabile onestà intellettuale, ha ammesso che l'appartamento di via Salomone è solo una sede comunitaria residenziale di tipo familiare. L'auspicio dell'Udc Teatino è che invece si arrivi alla struttura reclamata dalle famiglie con all'interno un disabile con handicap fisico, intellettivo e relazionale grave.

Desidero con questa nota tornare a sollevare la necessità di affrontare e risolvere il problema dell'assenza di una struttura "Dopo di noi" nella città di Chieti, dopo aver raccolto le istanze di diverse famiglie con persone disabili all'interno del proprio nucleo e mi sono fatto portavoce delle loro amarezze circa l'assenza in oggetto.

Premetto che in città è stato promosso dalla Provincia di Chieti, attraverso il presidente dell'ente Enrico Di Giuseppantonio, un tavolo di confronto e dialogo per la realizzazione della struttura, a cui sono stati convocati Comune e  Regione insieme all'associazione Anffas, nella persona della presidente Gabriella Casalvieri, che da molti anni avanza la continua richiesta di un Dopo di Noi in città.

Questo tavolo si è riunito una sola volta mentre da poco il Comune, da sé, attraverso l'assessore Emilia De Matteo, ha individuato in un appartamento di proprietà dell'ente, in via Federico Salomone, una soluzione. A dire dell'assessore è emersa l'impossibilità odierna di Provincia di Chieti e Regione Abruzzo a poter offrire un concreto e fattivo aiuto data la carenza di locali di proprietà e la notoria mancanza di risorse finanziare disponibili.

Ho approfondito personalmente la questione, dopo il rifiuto di questo appartamento quale soluzione sia dall'Anffas che dall'Unione Italiana Ciechi, nella persona del suo presidente provinciale, Antonio Santone,  e ho fatto presente che le caratteristiche della struttura individuata non rispondono, tra l'altro, ai criteri sanitari richiesti per le strutture con funzione di Dopo di Noi, equiparate alle Rada, residenze assistenziali per disabili adulti, dal Piano sanitario Regionale e decreti di accreditamento.

Ringrazio l'assessore per la risposta, che con apprezzabile onestà intellettuale, ammette di aver individuato in questo appartamento il luogo per la realizzazione di una "sede comunitaria residenziale”, che verrà messo a disposizione delle associazioni sociali e verrà gestito dal Comune quale comunità di tipo familiare e gruppo appartamento con funzione di accoglienza fino a un massimo di sei utenti, ai sensi del D.M. 308 del 21 maggio 2001, che prevede i requisiti minimi strutturali e organizzativi per servizi delle strutture ciclo residenziale a carattere comunitario, a norma dell'art.11 della legge 328 del 2000.

L'assessore argomenta questa scelta sottolineando che l'indirizzo operativo per l'ente locale è la creazione di una struttura di accoglienza di tipo familiare e non già quella a valenza sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria e sottolinea che strutture di tal genere sono già presenti in città.

Allora perchè le famiglie, in specie quelle dell'Anffas, continuano a reclamare questa lacuna?

E' quanto mi sono chiesto fin dall'inizio della vicenda, alla quale ho voluto dare una risposta fattiva e collaborativa nel sottolineare che l'appartamento di via Federico Salomone non è una risposta al Dopo di Noi, che coniuga, alla luce delle più recenti disposizioni e indirizzi in materia di disabilità, servizi socio-assistenziali a sanitario-riabilitativi.

L'appartamento di via Salomone, per spazi e caratteristiche, si presta a mera dimora aspecifica e non a struttura che garantisca una qualità esistenziale a persone non autosufficienti e senza famiglia, anche e non solo con handicap grave, e che coincide nella speranza di vita libera da disabilità, concetto più completo ed esteso della mera speranza di vita.

L'assessore sottolinea che i riferimenti normativi da me indicati fanno riferimento a soggetti con handicap grave. Allora ha ben compreso  che la loro dimora di vita non può prescindere da caratteristiche di assistenza sanitaria, i cui costi possono essere sostenuti, qualora ricorrano i requisiti delle strutture dedicate validi per autorizzazione e  accreditamento, con risorse di bilancio istituzionale dedicate.

I Dopo di Noi sono questo e tante famiglie, non solo riunite in associazione, lo chiedono a Chieti con insistenza da anni, evidentemente patendone l'assenza

A questa risposta l'Amministrazione Di Primio ha detto da subito di voler offrire risposta concreta. Una risposta che non ancora è arrivata ed auspico, invece, arrivi presto.

Ringrazio dunque Emilia De Matteo di aver ammesso con onestà intellettuale che la struttura per il momento individuata è una "sede comunitaria residenziale di tipo familiare" e non, quindi, un "Dopo di Noi". Apprezzo molto la sua disponibilità a continuare a lavorare sull'argomento, anche se sempre nell'ottica di una struttura di tipo familiare e non sanitaria, dettaglio sul quale auspico un cambio di rotta per le ragioni sopra enunciate.

L'augurio vivo da parte mia è che si possa arrivare davvero a una struttura moderna, nuova e con spazi adeguati, in grado di porre la nostra città in linea con i più attuali indirizzi di assistenza per l'integrazione dei disabili, anche, non solo e soprattutto, con handicap grave.

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