Martedì, 18 Maggio 2021
Politica

L'Udc abruzzese: "Scongiurare il rischio chiusura delle tv locali"

"Mettere a tacere le tv e le radio abruzzesi è un brutto e pericoloso segnale" afferma il segretario regionale Di Giuseppantonio

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Il Comitato regionale dell’UDC Abruzzo ha manifestato il proprio dissenso sul decreto che colpisce il mondo dell’emittenza televisiva e radiofonica privata, che avrebbe dovuto avere come principio la tutela del lavoro giornalistico e il pluralismo dell’informazione. Oggi, nella Capitale, davanti al ministero dello Sviluppo Economico, si è svolta una manifestazione di protesta, contro la nuova normativa sull’assegnazione dei contributi. Un problema le cui dimensioni sfuggono a molti.

Antonio Diomede, presidente delle Radiotelevisioni Europee Associate (Rea), parla di 1.200 emittenti a rischio chiusura cioè 400 televisioni locali e 800 radio nei prossimi mesi, con una perdita occupazionale di 2.520 addetti. Nove Regioni su 20 rischiano di restare senza una sola televisione locale.

 “Ci schieriamo a fianco dell’emittenza locale in nome del pluralismo dell’informazione, a sostegno dell’occupazione nel settore e per scongiurare il rischio di mettere a tacere tante voci in Abruzzo - afferma il segretario regionale, Enrico Di Giuseppantonio, che tra l’altro è un giornalista -. I pericoli che si nascondono tra le maglie della legge 146/2017 sull’Editoria, sono penalizzanti per il settore televisivo locale. Molti ignorano le difficoltà e la fatica che quotidianamente molte delle nostre televisioni sono costrette a superare pur di tenere informati gli abruzzesi - sottolinea Di Giuseppantonio -. Negli ultimi anni queste piccole e medie aziende, come altri settori produttivi, hanno dovuto fare i conti con una dura crisi. Sono comunque andate avanti nonostante i ritardi nell’erogazione dei fondi al settore editoria. Ora, la legge , assume tutte le somiglianze di un macigno, che crollerà sulle emittenti, falciandone moltissime lungo il suo percorso. Mettere a tacere le tv e le radio abruzzesi è un brutto e pericoloso segnale - afferma in conclusione Di Giuseppantonio -. Esse da sempre svolgono un ruolo che nessun altro potrebbe ricoprire”. 
 

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