La Riabilitazione intensiva trasferita da Ortona ad Atessa, ma sono tanti i timori per i pazienti

Il consigliere regionale del Movimento 5 stelle ha presentato un'interpellanza, denunciando i rischi e i disagi che lo spostamento può comportare

La Asl decide di trasferire l'unità operativa complessa di Riabilitazione ad alta intensità da Ortona ad Atessa. Ma, denuncia il consigliere regionale Taglieri, "l'ospedale non ha condizioni logistiche adeguate, con locali che non sono minimamente conformi alle esigenze e con le attività ambulatoriali di molti reparti che devono essere riattivate".

Il pentastellato accusa che la delibera dell'azienda sanitaria "va in direzione opposta con quanto previsto dal riordino della rete ospedaliera". Per questo, ha presentato un'interpellanza in consiglio regionale, con l'obiettivo di avere chiarimenti su questa scelta che definisce "difficilmente comprensibile, soprattutto perché i pazienti trattati nella Riabilitazione Intensiva sono definiti 'ad alto rischio', e il trattamento in strutture carenti o inadeguate ne può seriamente compromettere il recupero funzionale o addirittura aggravarne la patologia".

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“Parliamo di un reparto che ha già gravi problematiche - spiega - con una cronica carenza di personale, tale da mettere a rischio perfino i 60 minuti di riabilitazione quotidiana che ogni singolo paziente dovrebbe sostenere. A questo, si uniscono le ripercussioni sui piani di lavoro e i disagi per turnazione, ferie, permessi e congedi a cui il personale sanitario ha diritto. Non si capisce quindi perché, oltre alle inevitabili ripercussioni sulla qualità del servizio offerto per la mancanza di un adeguato numero di operatori sanitari, pazienti e personale debbano essere piazzati in un'area inadeguata alle necessità: molte stanze sono prive di servizi igienici dedicati, la palestra prevede spazi minimalistici, i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali sono difficili da realizzare, mentre mancano del tutto quelli dedicati agli utenti esterni che necessitano di cure riabilitative”.

“A rendere ancora più preoccupante una situazione già grave di per sé, c'è anche il fatto che pazienti già fragili vengono trasferiti da un ospedale non-Covid come quello di Ortona, a uno destinato specificamente alla cura dei positivi al Covid come quello di Atessa, con rischi per la salute presumibilmente maggiori”, incalza Taglieri.
 

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