“Totografia” di un disastro annunciato

Storia di ordinaria delinquenza padronale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Attraversare la A25 e la A25 è cosa spesso necessaria per chi voglia dal Lazio arrivare sulla costa adriatica, ed è cosa scontata per chi voglia visitare i luoghi più suggestivi e le assolute meraviglie paesaggistiche di una regione considerata il “Tibet d’Europa”.

Ma la mano lunga dei potentati economici arriva anche qui.

Il Parco Nazionale della Majella e il Parco Nazionale del Gran Sasso, sono attraversati dalle autostrade date in concessione al Signor Carlo Toto, grande amichetto del Presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, nonché sostenitore del Partito Democratico. Sì, proprio quello che paventa, dopo averla distrutta, l’unità di quella sinistra “presentabile” e cioè di quell’agglomerato che ha preferito curare e sostenere gli interessi di Toto e non quelli dei lavoratori da lui licenziati in massa all’indomani della fine dell’emergenza del terremoto del 2009 che sventrò il capoluogo della regione e consentì al grasso e paffuto imprenditore, di ingozzarsi di utili.

Toto è molto simile ai signorotti panciuti rappresentati nei manifesti sovietici dei primi anni successivi al 1917. Un reportage televisivo mostra tutta la magnanimità di questo personaggio fumettistico. L’ingegnere delle autostrade, mostra i pilastri dei grandi ponti praticamente massacrati. Il ferro si è ormai staccato dal cemento e viene sgretolato come un biscotto tra le mani del tecnico. Del cemento non rimane nulla; solo la breccia e la sabbia. Per tale ragione il giornalista si è recato dal patron di “Strada dei parchi S.p.a.” Carlo Toto chiedendogli, carte alla mano, perché avesse speso sono un terzo di ciò che è previsto per legge, per effettuare la manutenzione. Ricordiamo che stiamo parlando della seconda autostrada d’Italia più cara in assoluto che può arrivare a costare anche tre volte in più del carburante utilizzato per percorrerla.

Toto tuttavia fugge, come ogni delinquente padronale, dalle proprie responsabilità, rimandando tutto al Ministero competente. E’ Toninelli interpellato, il quale dichiara di essere seriamente preoccupato anche perché l’emergenza è tale che non rimane molto tempo a disposizione per provvedere alla messa in sicurezza di quei ponti fatiscenti che promettono solo un disastro annunciato. Così Toninelli, avvisa che sono pronti nell’immediato 146 milioni di euro. Il giornalista, ovviamente, chiede se sarà revocata la concessione a Toto. No, verrà semplicemente modificata in alcune delle sue parti.

Così mentre Toto si prepara alla realizzazione dell’ennesimo traforo che stuprerà ulteriormente una “terra incantata”, verrà di fatto sollevato dall’intervento economico sulla manutenzione. Ecco, dunque, che il pubblico interviene, in sostanza, per salvaguardare da un lato la propria incolumità da una nuova strage certa e annunciata, e dall’altro per salvaguardare gli interessi di un signore che non ha avuto alcuno scrupolo nell’accumulare profitti lasciando marcire le uniche cinghie di collegamento tra l’Abruzzo e l’Italia tirrenica, rischiando concretamente di diventare un assassino al pari dei Benetton con il ponte Morandi.

Nello stesso giorno però, veniva arrestato il Sindaco di Riace, reo di aver inteso la solidarietà e l’uguaglianza verso i disperati, come valori da perseguire concretamente.

Quale migliore esempio per spiegare cosa sia il Capitalismo? Un sistema che è magistralmente riuscito a far intendere la libertà come condizione ottenibile per il tramite dell’umiliazione, dello sfruttamento e del saccheggio legalizzato ai danni dei lavoratori.

Pertanto, il Comitato regionale abruzzese del Partito Comunista, denuncia con forza questa grottesca condizione parassitaria di un padrone divenuto ormai un danno per l’Abruzzo e l’Italia intera. Riteniamo che si debba urgentemente revocare la concessione a Toto e procedere alla Nazionalizzazione non solo del tratto autostradale della regione, ma del Paese intero. Non abbiamo alcun esempio storico lontano e/o vicino, che dimostri che il privato abbia privilegiato l’interesse collettivo a quello individuale, sempre in conflitto con gli interessi generali del popolo.

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