Sinistra italiana Chieti: "Giunta Ferrara chiarisca la reale situazione finanziaria del Comune"

Il portavoce Michele Marino elenca "i debiti che nel recente passato che se fossero rimasti invariati sarebbe possibile la dichiarazione di dissesto finanziario"

Il portavoce di Sinistra Italiana Chieti, Michele Marino chiede al sindaco Ferrara e alla sua giunta di "chiarire urgentemente la reale situazione finanziaria dell’Ente". Marino elenca "i debiti che nel recente passato ho individuato" e che se "fossero rimasti invariati sarebbe possibile la dichiarazione di dissesto finanziario. In caso di dissesto, fra l'altro, si aumentano al massimo tutti i tributi locali e non si assume nuovo personale. Ovviamente ci si troverebbe costretti all'ordinaria amministrazione ed a tagliare servizi. Bisogna - dice Marino - che la città sappia subito se questi debiti esistono veramente e di chi colpevolmente li ha originati".

Secondo il portavoce di Sinistra Italiana negli anni il Comune ha maturato i seguenti debiti:

a. ACA (acqua acquistata dal Comune per essere venduta ai cittadini - che l’hanno pagata con le bollette -  e non è stata pagata dal Comune all’ACA stessa) circa 8 milioni di euro. C’è stato un decreto ingiuntivo che ACA ha fatto valere al Tribunale di Pescara. Il Tribunale di Pescara, tuttavia, ha dichiarato la propria incompetenza territoriale, stabilendo che competente è Chieti e revocato il decreto ingiuntivo. Leggo sui media di un accordo fra due enti: a quali conclusioni ha portato?

b. DECO (discarica comunale per indifferenziata) per circa 4,5 milioni.

c. Formula vecchia gestione (raccolta e trasporto rifiuti) per circa 4,5 milioni.

d. Consorzio (depurazione reflui) 2,1 milioni (il comune ha ricevuto il precetto).

e. ATO: debito di circa 500.000 euro

I debiti DECOe Formula sono stati venduti a Farmafactoring, che ne ha chiesto il pagamento. Si tratta di 2,1 di interessi (che costituiscono danno erariale, e di certo sono debiti fuori bilancio).

"Il Comune - sottolinea Marino - ha debiti verso Chieti solidale s.r.l. per circa 4,7 milioni". La società partecipata che per il portavoce di Sinistra Italiana olidale è sempre stata in attivo in quanto la vendita dei farmaci consente profitti superiori alle spese. Nel tempo Chieti solidale aveva anche accantonato un fondo di riserva parecchio consistente. Da ultimo la società ha utilizzato tutto il suo fondo di riserva e maturato un credito nei confronti del Comune pari a circa 4,7 milioni di euro".

Da tale situazione emergono conseguenze "molto negative per la società":

Chieti solidale ha utilizzato tutto il suo fondo di riserva e non dispone della necessaria liquidità per pagare i fornitori. Se non si possono acquistare i farmaci si riducono le entrate derivanti dalla loro vendita. Se si riducono le entrate si riduce la possibilità di pagare per tempo gli operatori (di fatto Chieti solidale anticipa le retribuzioni del sociale per conto del Comune). Meno si acquista, meno si vende. La situazione patrimoniale diventerà presto insostenibile.

Chieti solidale per pagare i dipendenti ed acquistare farmaci è costretta a ricorrere ad anticipazioni bancarie, che producono interessi passivi. Di fatto il Comune sta utilizzando Chieti Solidale come banca che anticipa soldi senza interessi (che finiscono per far carico alla Società). In questo modo il Comune produce un danno alla società. Ma gli interessi pagati da Chieti solidale costituiscono danno erariale (perché società pubblica) che non appare in quanto Chieti solidale è una srl.

A queste somme si potrebbero aggiungere "ulteriori 2,5 milioni di euro se si arrivasse al fallimento della società Teateservizi (ipotesi oggi molto verosimile). Tale passivo "non dipende - dice Marino - dalla mancata o cattiva riscossione dei tributi locali, ma dall’obbligo imposto dal Comune alla società di gestione servizi strutturalmente in perdita. L’aggio derivante dalle riscossioni ha sempre permesso il pagamento del personale dedicato a tale scopo. Il Comune ha imposto a Teateservizi di gestire ulteriori servizi (es: piscina, cimitero) ad un prezzo insostenibile per la società, o perché impossibilitata a beneficiare di contratti possibili per il privato o perché obiettivamente più onerosi dei ricavi".

A tal riguardo Marino rileva che "nel momento in cui il Comune ha obbligato la società a gestire servizi in perdita, si sono prodotte le premesse per due gravi violazioni di legge: il Comune ha provocato alla società un danno erariale (contestabile presso la Corte dei Conti) e la società partecipata ha violato il “principio di concorrenza”, impedendo ai privati di svolgere quel servizio perché offerto dalla società con prezzi fuori mercato. Inoltre il Comune ha richiesto alla società di gestire servizi affidati per limitati periodi di tempo (a volte prorogati per uno o due mesi). In questo modo alla società si è impedita ogni possibile programmazione. Come pure il Comune ha corrisposto gli aggi (quota di competenza della società per i tributi riscossi) con grave ritardo, anche dopo un anno (obbligando la società a ricorrere a costose anticipazioni bancarie)".

Infine Marino annovera a carico del bilancio 2020 "il pagamento del debito pluriennale derivato dal riaccertamento dei residui passivi avvenuto nel 2015 (circa 900 mila euro annui, che sarà posto a carico del bilancio per altri 20 anni), nonché parte del disavanzo del 2018 (circa 500 mila euro) e la Tari 2020 sconta un errore di circa 500 mila euro (certificato dagli stessi revisori) che invece di essere recuperato quest’anno verrà recuperato l’anno prossimo".

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