Sanità teatina e piano sanitario regionale: i dubbi di Sel

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Sel/SI Federazione Chieti apre un confronto democratico sulla sanità teatina e sul nuovo Piano Sanitario Regionale.

Alla conferenza stampa presso il Caffè Vittoria sono intervenuti il coordinatore Sel Abruzzo Tommaso Di Febo, il coordinatore Sel Federazione Chieti Silvio De Lutiis, il dirigente Sel Abruzzo Franco Caramanico e Alfonso Di Tullio, responsabile enti locali Sel Federazione Chieti.

In apertura De Lutiis che ha lanciato una sfida all'assessore Regionale alla Sanità Silvio Paolucci e al presidente D'Alfonso sostenendo come Sel non sia il partito della conservazione, del localismo, ne' difensore delle sacche di privilegio dentro la sanità pubblica, ma sia disponibile ad accogliere la proposta di cambiamento che l'assessore sta proponendo. "Ci dichiariamo favorevoli quando Paolucci mette in risalto che la sanità deve cambiare visto l'invecchiamento della popolazione, la cronicizzazione della malattie, farmaci sempre più costosi e nuove tecnologie sempre più costose" - ha sottolineato De Lutiis - "Siamo, però, disponibili a ragionare su un nuovo modello di sanità che superi il concetto ospedalocentrico: prima di tagliare il sistema esistente, dobbiamo preparare il sistema alternativo spostando risorse, competenze e cure dagli ospedali verso i territori. Stiamo smantellando il sistema attuale con il pretesto del decreto Lorenzin ma non abbiamo preparato l'assistenza domiciliare ramificata nei territori. Altre risposte che vorremmo da Paolucci è se lui crede ancora in un sistema sanitario universale e pubblico e se è d'accordo con noi che i privati devono avere solo un ruolo complementare al pubblico. Purtroppo questi aspetti, nella bozza del Piano Sanitario, non sono chiari".

Il secondo intervento è stato di Franco Caramanico che ha espresso meglio i dubbi di Sel sul nuovo Piano Sanitario Regionale: l'attuale normativa regionale rispetta già oggi il decreto Lorenzin sui posti letto in quanto la Regione Abruzzo ne ha il 3.5 per mille contro il limite imposto dal decreto di 3.7, quindi non ha senso la chiusura dei piccoli ospedali della Provincia di Chieti. Il secondo aspetto toccato da Caramanico sono stati i costi dei piccoli ospedali che ammontano a 11 milioni di euro, circa lo 0.5% della spesa sanitaria regionale che supera i 2 miliardi e mezzo. Per i piccoli ospedali è necessario, come da impegni elettorali di tutta la coalizione nel 2014, specializzarli. Il terzo aspetto toccato dal dirigente Sel è sulla sanità teatina: "La Provincia di Chieti è stata massacrata da questa riforma: oltre alla chiusura di Gissi e Casoli, c'è la quasi chiusura di Guardiagrele e Atessa ridotti a ospedali di comunità, il ridimensionamento dell'ospedale di Ortona e anche sulla sanità privata abbiamo perso dei posti letto per il trasferimento di Villa Pini e Spatocco nel pescarese".

Caramanico ha ricordato all'assessore Paolucci che "la Provincia di Chieti ha un bacino di utenze di oltre 400.000 abitanti rispetto alle circa 250.000 delle altre province ed è quella che subito più danni. Dove sono i servizi alternativi agli ospedali promessi da Paolucci?". Inoltre, il rapporto Pubblico/Privato: Caramanico ricorda come nella scorsa legislatura sia stato costretto ad inviare un esposto alla Corte dei Conti per il recupero di 150.000.000 di euro sia dal pubblico sia dal privato. La Corte dei Conti sta ancora indagando e comunque non ha archiviato l'esposto. Dubbi anche sulla costruzione del nuovo ospedale di Chieti al posto della Santissima Annunziata. "Non ci convince" - ha spiegato il dirigente Sel - "La modalità del project financing, dove è stata attuata, ha portato dei pessimi risultati e molto spreco di denaro pubblico. E poi che senso ha risparmiare qualche milione di euro con la chiusura dei piccoli ospedalI e concedere otto milioni di euro in più alle cliniche private come ha fatto D'Alfonso nel 2015?".

Il terzo intervento è stato quello di Alfonso Di Tullio che ha rimarcato l'importanza del rispetto dell'art. 32 della Costituzione sul diritto alla salute per tutti i cittadini e come le aree interne, specie quelle della Valle Trigno e della Val di Sangro, escano massacrate dalla riforma con la quasi chiusura dell'ospedale di Atessa. Di Tullio spera che ci sia un forte ripensamento della Giunta Regionale in tal senso. Le aree interne in questione non devono essere abbandonate a se stesse, anche perchè in quell'area sono situate le maggiori fabbriche abruzzesi che danno oltre il 56% di introiti delle tasse alla Regione Abruzzo.

Le conclusioni sono state affidate a Tommaso Di Febo che ha ricorda come sulla sanità Sel abbia già prodotto un documento nello scorso mese di dicembre nel quale erano state evidenziate le perplessità sul nuovo piano, sottolineando come non ci si debba limitare ad un discorso contabile e di efficienza, ma come la cosa più importante sia organizzare il servizio sanitario mettendo al centro la tutela della salute, la prevenzione collettiva e l'efficacia delle prestazioni. Nello stesso tempo ha espresso le medesime perplessità di Franco Caramanico sulla modalità del Project Financing in merito alla realizzazione del nuovo ospedale: sperimentata in Veneto, ha dato pessimi risultati con l'aumento a dismisura dei costi. Comunque, conclude Di Febo, la Sanità, come tanti altri punti programmatici, faranno parte della verifica programmatica che Sel avvierà con D'Alfonso a breve.

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