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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Politica

Sanità, la minoranza: "Buco da 200 milioni nei conti". Ma Verì smentisce

I capigruppo del Pd Paolucci e del M5s Taglieri accusano la maggioranza "di gestione pessima e senza programmazione", l'assessore replica: "Avranno poteri divinatori, ma a parlare sono i fatti"

È scontro sui conti della sanità abruzzese tra maggioranza e minoranza. Da un lato i capigruppo di Pd e 5 Stelle, Silvio Paolucci e Francesco Taglieri, paventano un buco di 200 milioni di euro e quindi lo spettro del commissariamento. Dall'altro l'assessore regionale Nicoletta Verì che smentisce l'analisi dell'opposizione, bollata come allarmismo.

“Lo spettro del commissariamento per la sanità pubblica abruzzese è dietro l’angolo. Nelle previsioni dei conti Asl, che sprofondano verso un buco stimato di 200 milioni di euro o più, viene fuori tutta l’incapacità della Regione Abruzzo a trazione centrodestra di gestire la sanità regionale”. Ad affermarlo è il capogruppo del Movimento 5 Stelle Francesco Taglieri che continua: “Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno navigato a vista per 42 mesi: nessun atto di programmazione reale, nessun piano sanitario, nessun piano territoriale. Zero visione e ottimizzazione delle risorse. Il risultato è un servizio scadente ormai sotto gli occhi di tutti e un enorme disavanzo che, in un modo o nell’altro, dovrà essere sanato. Il rischio concreto è quello di vederci nuovamente commissariare la sanità. Ora ci sarà la corsa per attuare misure di rientro che, nella vita reale, si tradurranno in ulteriori tagli a personale e servizi. Manovre di lacrime e sangue, quindi, dove a farne le spese saranno, come sempre, gli utenti finali.

“Lo avevamo già detto – incalza Taglieri - pochi giorni fa a Lanciano. Questa è la sanità a firma centrodestra: un fallimento certificato a cui si risponde con un’arroganza fuori da ogni logica di buonsenso. Alcune segnalazioni che ci sono pervenute, inoltre, ci raccontano di circolari interne per gli operatori del Cup in cui viene fatto divieto di dire ai cittadini che non ci sono calendari disponibili per alcune visite diagnostiche, ma bisogna solo comunicare l’impossibilità di prenotare per mancanza di disponibilità nel breve periodo. È inaccettabile che chi viene pagato per dare risposte e trovare soluzioni, invece si riduca a trovare escamotage mettendo in difficoltà operatori e personale che devono avere a che fare con l’utenza che, a ragione, è sempre più arrabbiata”.

“Ora mi aspetto immediatamente risposte su come intendono procedere per sanare questo ‘buco di incapacità’ di oltre 200 milioni: se i fondi dovranno arrivare dal governo, o dovranno essere effettuati ulteriori tagli a servizi, personale, strumentazioni”.

“Da tre anni l’Abruzzo non ha né piano, né rete sanitaria – interviene anche il capogruppo del Pd, Silvio Paolucci - gli unici atti sono quelli della giunta di centrosinistra e le risorse per gli investimenti (edilizia e pnrr-piano nazionale di ripresa e resilienza) sono congelate in attesa di conoscere come debbano essere impiegate. Tra l'altro l'Abruzzo registra una crescente mobilità passiva che porta e porterà sempre più abruzzesi a curarsi fuori regione”. A questo si aggiunge il fatto che “nelle Asl non si compra più nulla, non si affronta l’endemico sovraffollamento dei pronto soccorso, sempre più trincee per medici, personale sanitario e pazienti e si tagliano sempre di più i servizi di emergenza alle aree interne, lasciando così scoperto il diritto alla tempestività della cura che tutti devono avere”. I fondi, conclude, ci sono: “Solo nel triennio attuale, 300 milioni ulteriori di fondi correnti, più le risorse del pnrr e gli oltre 400 milioni per l’edilizia sanitaria che la maggioranza ha deciso coscientemente di ibernare, in assenza dell’adozione degli atti di programmazione”.

A stretto giro arriva la replica dell'assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì: “Puntuali, come ogni anno in questo periodo, le minoranze scatenano il solito allarme sui conti della sanità, agitando lo spettro del commissariamento e introducendo un loro principio rivoluzionario nella contabilità: la chiusura dei bilanci annuali non il 31 dicembre, ma liberamente in un qualunque giorno dell’anno. E soprattutto prima dell’Intesa Stato-Regioni che definisce il riparto del Fondo sanitario nazionale 2022 (e dunque le risorse disponibili), che ad oggi non è ancora arrivata”.

“Come ho già spiegato lo scorso anno, e prima ancora nel 2020 e anche nel 2019 – continua la Verì – gli equilibri di bilancio vengono certificati dal tavolo di monitoraggio nella primavera successiva all’anno di riferimento: vale a dire che il responso sul 2022 lo avremo solo nella primavera 2023. Vorrei sapere sulla base di quali poteri divinatori, Pd e M5S ogni fine anno rilanciano questi allarmi, venendo sistematicamente smentiti dai fatti e dalle certificazioni dei tecnici del ministero”.

L’assessore rimarca come i 200 milioni di cui parla l’opposizione siano calcolati (come ogni anno) sulle proiezioni 'a chiudere' delle Asl, che si basano sui dati di bilancio al 30 giugno.

“Un passaggio intermedio – prosegue – che non tiene conto soprattutto del valore dei ricavi, normalmente definiti proprio nel secondo semestre dell’anno, che riguardano sia il valore della produzione, sia i risultati delle azioni messe in campo dalle Asl per efficientare la spesa, sia tutte quelle entrate (come i payback farmaceutico o della protesica) che non sono ancora calcolati, perché legati a provvedimenti statali”.

La Verì non nasconde che la situazione non sia semplice. “Non dimentichiamo che i maggiori trasferimenti statali – puntualizza – non hanno coperto i maggiori costi sostenuti per far fronte all’emergenza pandemica e che al momento non sono state neppure definite compiutamente le misure sull’aumento dei costi energetici, ad oggi tutti a carico del bilancio delle aziende sanitarie. In questi mesi, però, la Regione non è certa rimasta a guardare l’evolversi degli eventi, ma è intervenuta fattivamente concordando piani con le singole aziende e confrontandosi sui tavoli nazionali insieme alle altre Regioni italiane, tutte alle prese con difficoltà simili. La Regione Abruzzo ha scelto, anche per il 2022, di non penalizzare gli investimenti su tecnologia e soprattutto sul personale, che in anni fin troppo recenti ha rappresentato la sola leva su cui si interveniva per far quadrare i conti, a scapito della qualità dell’assistenza”.

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