L'appello della gente comune e dei suoi cari: ecco perché, sul filo di lana, Di Primio ha deciso di restare sindaco di Chieti

Circondato dai suoi e dai supporter, il primo cittadino ha spiegato le sue ragioni, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa e spiegando cosa farà nei prossimi mesi

Alla fine, è accaduto quel che in molti avevano previsto, ma che fino a ieri sera non era ancora certo. Umberto Di Primio ha ritirato le dimissioni presentate il 17 giugno scorso, a seguito del primo consiglio comunale convocato per votare il bilancio previsionale, documento poi ritirato e approvato martedì scorso

Dopo un fine settimana di silenzio, dopo incontri, riflessioni e colloqui, ieri a mezzanotte è scaduto il termine ultimo entro il quale il sindaco di Chieti sarebbe potuto tornare al suo posto. Un'ora prima di quella scadenza, è arrivato l'invito alla stampa e ai supporter per la conferenza stampa di questa mattina, all'hotel Iacone di Chieti Scalo. Un luogo insolito, lontano dal palazzo municipale, che ha generato un lecito dubbio, ossia che la scelta fosse simbolica, un segnale di distanza netta dalla politica, di ritorno alla vita esclusiva da avvocato, marito, padre.

E invece, l'albergo di fronte allo stadio Angelini è stato scelto sì come luogo simbolico, ma proprio dell'impegno politico di Di Primio. Lì, come ha ricordato lui stesso, il 14 febbraio 2015 lanciò la sua candidatura per il secondo mandato, poi conquistato quattro mesi dopo. E lì ha deciso di ripartire, circondato dai consiglieri che martedì scorso hanno votato favorevolmente il bilancio e che, qualche giorno fa, gli hanno scritto una lettera accorata, per chiedergli di non confermare le dimissioni (erano assenti solo Graziano Marino e Donato Tacconelli, per altri impegni) e dalla giunta al completo, compresi i due assessori di Forza Italia Mario Colantonio ed Emilia De Matteo. 

Ad ascoltarlo, oltre all'esponente di opposizione Alessio Di Iorio (Partito Democratico), che Di Primio ha pubblicamente ringraziato, alcuni sostenitori, la moglie Manuela Diodato, lo staff al completo e la stampa delle grandi occasioni. "Questa - ha esordito - è una conferenza stampa degli affetti, più che della strategia politica: non ho bisogno di strateghi che si nascondono dietro qualcuno, ma di gente che ama questa città, ha voglia di fare, idee, determinazione e libertà".

Per circa tre quarti d'ora, il sindaco di Chieti ha spiegato le ragioni del suo dietrofront, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa, puntualizzando che "non c'è alcun accordo" e assicurando che i prossimi mesi lavorerà con i suoi per portare a termine i progetti disegnati da un decennio. 

"La mattina del 2 luglio (quella del consiglio comunale in cui è stato approvato il bilancio, segnato dall'assenza di Forza Italia, Mario De Lio dell'Udc e del presidente del consiglio Liberato Aceto, ndc) - ha detto - ero convinto che il mio mandato fosse finito, perché, conti alla mano, eravamo meno di quanti fossero necessari". Poi, però, è accaduto l'imprevedibile: con quattro assenze tra le file dell'opposizione, comprese quelle contestatissime dei due consiglieri del Movimento 5 stelle, il bilancio è passato per un solo voto. 

Ma neppure questo è bastato a convincere Di Primio a ritirare le dimissioni: "Volevo allontanarmi da qualcosa che mi ha umanamente disgustato", ha confessato. Poi, però, gli sono arrivati molti messaggi, dalla gente comune e dal mondo politico - grazie soprattuto a Etel Sigismondi, coordinatore regionale di Fratelli d'Italia - dai fedelissimi e dai suoi cari, che lo hanno spinto a riflettere e a ripensarci: "Oggi ritiro le dimissioni perché le persone al mio fianco meritano ancor di più il mio rispetto e la mia gratitudine. Non sono abituato ad abbassare la testa e a rinunciare. Sarebbe stato un errore per tutti quelli che hanno messo la faccia anche per me". 

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Il governatore Marco Marsilio, in virtù della vecchia amicizia nata ai tempi del Msi, gli è stato molto vicino, così come tanta gente comune, a cui Di Primio ritiene di dovere "rispetto, perché mi chiedono di continuare a fare quello per cui sono stato eletto. Noi il commissario a Chieti non lo facciamo venire, se qualcuno vuole farlo venire lo farà con le proprie mani e la propria faccia, magari con una mozione di sfiducia".

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