Politica

Le Province abruzzesi impugnano il decreto del governo che le abolisce

Di Giuseppantonio annuncia: "Convocheremo gli stati generali per sensibilizzare cittadini e parlamentari"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday
Le Province abruzzesi impugneranno il decreto del governo Monti che abolisce le Province. Lo annuncia Enrico di Giuseppantonio, presidente della provincia di Chieti e dell’Upa (unione delle province abruzzesi). 
Stamani (6 dicembre) a Roma c’è stata l’assemblea nazionale dell’Unpi.  
 
“Prima di Natale – dice Di Giuseppantonio – convocheremo a Pescara gli stati generali delle Province, ovvero le giunte, i consigli provinciali, i presidenti delle province e dei consigli. Lo scopo è un’azione di sensibilizzazione verso i cittadini e i parlamentari abruzzesi. All’incontro – continua -  inviteremo anche i Comuni e i rappresentanti della Regione:  l’abolizione delle Province infatti getterebbe nel caos le amministrazioni territoriali. Inoltre – prosegue il presidente - ci attiveremo affinché il decreto venga impugnato davanti alla Corte Costituzionale attraverso la Regione”.
 
“La scelta di abolire le Province – si legge nel documento dell’assemblea dell’Unpi - genera confusione e pone nel caos le amministrazioni territoriali. L’abolizione, inoltre, produce disservizi ai danni del territorio e porta ad un aumento della spesa pubblica, come rilevato dalle commissioni parlamentari e dalla ricerca dell’università Bocconi. Le disposizioni contenute nel decreto legge – continua il documento - sono in contrasto con la Costituzione nella parte che disciplina i rapporti Stato – Autonomie Territoriali. Le disposizioni del Decreto inseguono derive demagogiche a scapito della democrazia e comportano lo svilimento delle Province quali istituzioni costitutive della Repubblica e delegittimano gli organi di governo eletti a suffragio universale direttamente dal popolo. La strada per ridurre la spesa pubblica e per il risanamento del Paese – continua l’Upi - passa attraverso una proposta di riordino complessivo delle istituzioni territoriali, che sia elaborata celermente e condivisa da Stato, Regioni, Province e Comuni e non imposta per decreto legge”.
 
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