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Proseguono le polemiche sul piano di riequilibrio a Chieti, la maggioranza minaccia: "Denunceremo chi crea confusione"

I capigruppo di maggioranza Pd, Chieti per Chieti, Chi ama Chieti, Chieti c’è, Movimento 5 Stelle, La sinistra con Diego, Lista Ferrara sindaco contro le opposizioni

Il capogruppo di Chieti c'è Vincenzo Ginefra

Il piano di riequilibrio finanziario del Comune di Chieti continua ad alimentare lo scontro tra la maggioranza a sostegno dell'amministrazione Ferrara e le opposizioni. 

Dopo le ultime critiche subite i capigruppo di maggioranza Pd, Chieti per Chieti, Chi ama Chieti, Chieti c’è, Movimento 5 Stelle, La sinistra con Diego, Lista Ferrara sindaco lanciano un messaggio alle opposizioni.

“Le bugie sul piano di riequilibrio hanno le gambe corte e tuteleremo l’immagine dell’Ente nelle sedi opportune, perché non è consentito a nessuno attribuire la commissione di fatti costituenti reato al solo fine di creare confusione e screditare chi oggi amministra. Chi ha grandi responsabilità per i 78 milioni di debiti del Comune di Chieti smetta di confondere la città.
Per questa ragione di certo non possiamo accettare lezioni dai cattivi maestri: sia perché lezioni non può dare chi è rimasto inerte o, peggio, continua a minimizzare l’imponente esposizione debitoria del Comune di cui è stato guida; né tantomeno esempio può essere chi, fino alla vigilia del voto, ha aggiunto altri carichi al debito, salvo poi astenersi dal votare in Consiglio il rendiconto prodotto quando era ancora classe dirigente e tutti gli atti amministrativi relativi al tentativo di riappianare l’imponente situazione debitoria del Comune, che l’Amministrazione Ferrara affronta oggi attraverso il piano".

Secondo la maggioranza chi critica "nega la bontà della manovra di riequilibrio, cercando, per l’ennesima volta, di mettere la polvere sotto il tappeto, com’è accaduto negli ultimi dieci anni. Vero è che lo stato di salute dei conti comunali è affiorato solo grazie ad un’operazione estrema di conoscenza e trasparenza avviata dall’Amministrazione Ferrara e culminata nel piano di riequilibrio che falso di certo non è, cosa che non siamo in grado di poter dire circa la situazione rappresentataci per dieci anni da chi ci ha preceduto e su cui andremo a fondo con tutti gli strumenti che avremo a disposizione per capire come sia potuta crescere fino a questo punto".

Poi riferendosi ai partiti che erano parte della maggioranza delle precedenti amministrazioni i capigruppo si dicono "meravigliati non poco leggere le accuse di chi poteva avviare prima un piano e non lo ha fatto, pur avendo responsabilità e coscienza sullo stato dei conti dell’Ente, avendo fatto parte di giunte e vita amministrativa negli ultimi 15 anni e ben sapendo che due erano le strade percorribili: un nuovo dissesto, oppure il piano di riequilibrio. Dicessero piuttosto perché non hanno agito, nonostante pure le tante avvisaglie, anche ufficiali, avute fino a pochi mesi dalla fine del mandato: quella del dirigente della ragioneria che reclamava iniziative all’inizio del 2020, i ripetuti allarmi dei revisori dei conti, le tante prese di posizione dell’allora minoranza. Tutti questi appelli sono rimasti inascoltati. Forse perché era impopolare risollevare la città mettendo mano ai conti. Forse perché, avranno pensato, siccome mentire ha funzionato a lungo, avrebbero potuto continuare a farlo. Se la città non li avesse mandati a casa”.

 

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