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Oppositori e sindacati contro Di Primio: "Non abbiamo tradito, la farmacia comunale non va venduta"

Uiltucs e Uil Fp accusano l'amministrazione di non tutelare i cittadini e i lavoratori. I "ribelli" respingono le accuse del sindaco e si difendono: "Abbiamo votato per la città"

Dopo gli oppositori politici, contro il sindaco di Chieti Umberto Di Primio si schierano anche i sindacati. Due giorni dopo il consiglio comunale che ha bocciato la vendita della farmacia comunale di Filippone, Mario Miccoli (Uiltucs) e Marco Angelucci (Uil Fp), acccusano l'amministrazione di aver compiuto

una serie di azioni che nulla hanno a che vedere con la tutela del sociale e dell'occupazione. Dopo essere stati inermi rispetto a tutto un tessuto industriale presente intorno a Chieti che ormai si è sgretolato, oggi si sta tentando di distruggere una delle poche realtà che dà lavoro a circa 200 persone; non capiamo, infatti, perché si è tentato di intaccare uno dei settori più prolifici e redditivi dell’azienda speciale Chieti Solidale, ovvero quella della farmacie, che hanno permesso da sempre all’azienda di andare avanti.

Un’azienda che svolge un lavoro molto delicato e che tutto sommato gode di buona salute: basti pensare che ha prodotto circa 4 milioni di euro di credito nei confronti del Comune, il quale si è prodigato a progettare la trasformazione, il taglio ai servizi sociali, la vendita delle farmacie e in ultimo il nuovo Cda: ci sembrano misure isteriche atte a tenere in piedi, in maniera anche abbastanza fumosa, un’amministrazione che è palesemente in seria difficoltà. A noi non interessa la politica, non ci interessa atterrare o far risorgere questa amministrazione, quello che ci interessa sono i lavoratori e gli utenti finali dei servizi, che hanno problemi seri e meriterebbero più attenzione di qualsiasi dissesto di bilancio.

L'ex fedelissimo Stefano Rispoli, passato al Gruppo Misto poco più di un anno fa, accusato dal sindaco di aver "tradito" i suoi elettori e la maggioranza, respinge le accuse al mittente: 

Di Primio ha tradito il mandato elettorale, un intera città e tutte le aspettative dei cittadini.

Poi spiega il suo voto contrario alla vendita della farmacia comunale di Filippone: 

Non sono d’accordo a dilapidare e vendere il patrimonio della collettività per un'operazione di spesa valida solo per l’anno 2018.
Non è questione di tradimento agli elettori, che invece apprezzano tale posizione, se per tradimento si intende non chinare la testa alla cattiva amministrazione del centrodestra al Comune. Si interpreta benissimo il sentimento popolare di sfiducia e di stanchezza nei riguardi di un sindaco troppo impegnato a candidarsi. 

Non si può sostenere il bilancio vendendo i gioielli di famiglia e facendo i debiti. L'entrata della farmacia tampona il bilancio per il 2018, ma per l’avvenire il Comune sarà comunque senza soldi, con una farmacia comunale in meno, eliminando un altro servizio al cittadino. Il bilancio va sostenuto con la corretta amministrazione delle risorse e con i risultati di una positiva gestione, cosa che Di Primio e i suoi assessori non hanno fatto: non lo dico io ma gli organi preposti al controllo. Di Primio ha affamato la città senza concludere nulla e sta portando il Comune al fallimento.

Dello stesso tenore i "ribelli" dell'Udc, Mario De Lio e Roberto Melideo: ieri hanno rivendicato la loro appartenenza alla maggioranza, oggi punta il dito contro il sindaco, definendolo 

irresponsabile e traditore dei cittadini più deboli.

Anche loro hanno detto no alla vendita della farmacia comunale di Filippone. E spiegano ancora una volta, nel dettaglio, i motivi: 

La farmacia è una delle aziende più redditizie del mercato; in particolare, quella di Filippone è un bene che da sempre registra utili in crescita. La farmacia, se gestita in maniera ottimale è un bene che produce notevoli utili: qualsiasi imprenditore impegnato in questo settore ammortizz200rebbe il costo di acquisto di un milione e trecentomila euro in massimo dieci anni, pertanto, è ipotizzabile un utile annuale tra i 150mila ed i omila euro.

Come non ci si rende conto che rinunciare a queste prospettive di guadagno significa rinunciare a un bene fruttifero per le casse del Comune? Rinunciare ad entrate certe da reinvestire in beni e servizi per la collettività? Non sarebbe, invece, preferibile ottimizzare la gestione della farmacia, perché gli utili siano sempre maggiori, perché si giunga ad ottenere i ricavi che otterrebbe una gestione privata? Non sarebbe meglio che la Farmacia pur restando comunale, sia gestita con modalità imprenditoriali più efficaci, tali da aumentare gli utili annuali? 

Sono queste le domande che si pongono tutti i cittadini ed alle quali Di Primio non dà ascolto né risposte. Gli abitanti di Filippone protestano per questo spoglio, poiché non potranno più usufruire dei vantaggi che attualmente hanno nell’acquisto dei farmaci, con evidente incidenza sul diritto alla salute. Pare che il sindaco non si renda conto della gravità di tale scelta.

Riteniamo, infatti, senza tema di essere smentiti, che vi sia un solo traditore della fiducia dei nostri concittadini: il sindaco Umberto di Primio. Sembra evidente che il sindaco non abbia più a cuore Chieti e i chietini: la sua scelta di vendere la farmacia, come intervento palliativo a sanatoria di un bilancio in forte deficit, non può che essere definita scellerata e scriteriata: essa è palesemente antieconomica e soprattutto, contraria agli interessi della comunità.

Non ci stiamo ad essere chiamati irresponsabili per aver negato l’appoggio a un'operazione inutile ed imposta, anzi, è vero piuttosto il contrario: solo il senso di responsabilità verso i nostri concittadini, verso quelli che politicamente rappresentiamo e verso tutti coloro che subirebbero la dismissione del bene in questione, ha indotto la nostra opposizione all’operazione che, si ribadisce, è dannosa in quanto fortemente antieconomica, in antitesi con il principale obiettivo della politica: valorizzare i beni del Comune per trarne utilità da investire in servizi alle persone.

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